NAGA – Hen

Esordio per il trio napoletano Naga, nati dalle cenerti dei Kill the Easter Rabbit. Archiviata quell’esperienza, i tre si ripropongono in questa nuova incarnazione, già rivelata con un promo di due tracce. L’album esce in vinile edizione limitata 300 copie (di cui 100 colorate e 200 nere), edito dall’olandese Lay Bare Records e distribuito dalla Burning World, mentre il CD (che contiene la bonus track “Vitriol”) è distribuito dall’italiana Fallo Dischi. “Hen” è un termine che deriva dal greco antico e significa l’uno, l’idea somma, identificazione del divino da dove tutto fu originato e verso cui tutto tornerà. Il lavoro è aperto da “Naas” ed è subito portento: riff devastanti e voce sofferta per un heavy sludge doom con vaghi accenni post-core. Qualcuno troverà similitudini con il sound che ha reso celebri i Neurosis, ma i ragazzi astutamente celano questa influenza (se mai esista) macchiandola di personalismo. Con queste premesse, i Naga si candidano a diventare una delle band più heavy del nostro panorama. L’animus dei tre è essenzialmente il doom; talvolta la materia viene straziata, altre sgraziata da insolenti e ossessivi mid tempo, tenendo sempre ben presente l’incredibile pesantezza. Con “Hierophania” la band assume toni più scuri e sinistri grazie all’uso delle screaming vocals: ne consegue un’epica odissea doom color pece, introdotto da un estratto di “Un borghese piccolo piccolo”, tanto per rimarcare il nichilismo di base. Con “Eris” si prosegue nei tormentati meandri cui il trio ci conduce ed è un altro tassello di grande doom ossianico. A dimostrazione di quanto la band sia disposta ad aperture che arricchiscono il loro sound altresì monolitico: leggi influenze psych stoner e a tratti persino space. “The Path”, brano già presente sul promo, è una pesante litania heavy psych doom, un sentiero da seguire per scoprire una meta ignota. Chiude il disco la title track, mastodontica summa della scrittura dei Naga, ribadita dalla bonus track “Vitriol” (presente solo nell’edizione in CD), ennesimo momento di estenuante pesantezza.
Ottimo esordio questo dei partenopei, indubbiamente uno dei migliori prodotti sludge doom della penisola e non solo. Claustrofobici, ossianici, pesanti ed oscuri. Nota doverosa a margine per il lavoro produttivo svolto da Lorenzo, Emanuele e Dario con la registrazione e il mixaggio di Maddalena Bellini e la masterizzazione di James Potkin.

Antonio Fazio