NEBULA – Heavy Psych

C’era chi scommise che i Nebula erano finiti ed i fasti di Let It Burn e To the center erano distanti anni luce, perchè oramai si erano abbandonati al riposo sugli allori ed erano colpevoli di una qualità che stava diventando scadente per via di ultime produzioni non troppo all’altezza.Ciò era parzialmente vero, tenendo presente il fatto che i primi lavori dei Nebula erano dei veri e propri masterpieces e che dal 1998 (esordio) al 2002 (Dos Ep) aveva fatto sfaceli, collocandosi tra i vertici del movimento stoner rock. Vuoi perchè erano riusciti a crearsi uno stile nebuliano, vuoi perchè Eddie Glass e Ruben Romano erano e sono due tra i migliori musicisti del panorama, vuoi perchè è dall’accoppiata Atomic Ritual (2003) ed Apollo (2006) che diversi fans hanno iniziato a storcere il naso, con le dovute ragioni. Perchè si stavano fossilizzando, senza necessariamente perdere la loro carica, ma iniziavano ad apparire scontati.
Nel 2008 una svolta, preceduta da una notizia che aveva scioccato i fans: il divorzio consensuale e pacifico tra Ruben Romano ed i nebula. Allo stesso tempo il nome del sostituto ha confortato i fan, riconoscendo in Rob Oswald la stessa persona che stava dietro le pelli degli immensi Karma To Burn e dei meno eccelsi Mondo Generator. I Nebula tornano alle origini, ancora più grandi di prima e dimostrano come l’ep sia la loro dimensione naturale, il liquido nel quale fluttuare aggrazziati, forse perchè la prova sulla lunga distanza sembrava fiaccare le idee, meglio concetrate ed efficaci in un disco da 40 minuti circa, piuttosto che sforare e lasciare qualche perplessità con un disco da 60 e passa minuti. E questa è una prima considerazione da non sottovalutare; a cui potremmo aggiungere che il nuovo innesto conferma di essere un musicista duttile, capace di afferrare la staffetta tra batteristi ed addirittura far segnare nuovi tempi, conquistando il favore sia degli addetti ai lavori, sia del pubblico in generale. E soprattutto perchè, nel confronto, Eddie batte Ruben 1 a 0, visto che il nuovo lavoro di Double R non ha riscosso altrettanti successi di quello di Edoardo Vetro.
L’ep si snoda in un continuo flusso di psichedelia heavy e dal grande tiro, con ottime idee poste in una sequenzialità dove ogni tessera si incastra perfettamente nella costruzione finale, al punto tale che questo ep è risultato migliore di altri lp usciti lo scorso anno. Tutto sembra studiato con grande acume e intelligenza, senza perdere quella capacità di calibrare la jam session, tipica della psichedelia acida, la carica galvanizzante dei Nebula, vero e proprio marchio di fabbrica, e la realizzazzione di melodia trascinanti e veramente orecchiabili. Una cometa che brucia, nella cui scia si rincorrono fuzz e wha-wha, distorsione e space rock, incantando lo spettatore e dando spessore e volumetria ad un lavoro di cui ci dimentichiamo il tasto skip. Tra un intro ed un outro parlato, con una voce femminile registrata, nel mezzo si stagliano brani che, aprtendo da uno stile nebuloso 100%, ora strizzano l’occhio ai Monster Magnet di Spine of God (In the Dephts), ora ai Captain Beyond dell’omonimo capolavoro del 1972 (the dagger).
I Nebula sono tornati, alle posizioni di comando come nocchieri dello stoner attraverso le acque lisergiche del fuzz e della psichedelia.

Gabriele “Sgabrioz” Mureddu