NEGATIVE REACTION – Everything you need for galactic battle adventures

I Negative Reaction o si amano o si odiano. O si adorano spasmodicamente per la loro vena oscura, lercia ed agghiacciante, o si deplorano per la loro lentezza soffocante e la loro assoluta mancanza di armonia. Personalmente appartengo alla schiera di adoratori della “Reazione Negativa” e non esito a dire che “Everything you need for galactic battle adventures” è un nuovo punto di partenza per lo sludge doom.
Dopo la sbornia monolitica del precedente “The Orion chronicles” (composto da due brani di cui uno di oltre 30 minuti…), la nuova release della band si dirige infatti verso una forma canzone compiuta ma decisamente più devastante, dove i feedback martellanti delle chitarre si combinano alla perfezione con le vocals urlate (entrambe ad opera dell’indemoniato Ken E.Bones) e con la precisione chirurgica della sezione ritmica, composta da John Old McDonald alla batteria e Damon Limpy al basso.

Gli otto pezzi proposti possono sembrare ripetitivi, ma ad un ascolto attento non è affatto così: dal profondo emerge una capacità compositiva eccellente, abile nel giostrare con walls of sound opprimenti e allo stesso tempo nel sorprendere con arrangiamenti intricati, aperture atmosferiche e ricami spaziali che rendono il tutto ancora più lisergico. Un colosso come “Spaceport” non lascia dubbi sulle qualità del gruppo: giro di basso introduttivo, sfuriata che tende verso l’hardcore, rallentamento doom e finale psichedelico, insomma, una vera e propria summa di quello che può essere definito “hateful doom”. Ma non c’è solo questo: “The tradoshan” trascina in un vortice perverso ed infernale, “Price on a head” stordisce con le sue ritmiche micidiali ed i suoi effetti stranianti, “Bible whore” avanza minacciosa prima di esplodere in un fragore allucinante. Per porre poi fine a tutto, “Sludge” diventa manifesto programmatico di un modo preciso di intendere l’estremismo sonoro.

Non c’è che dire, i Negative Reaction si confermano nuovi profeti di un genere sempre a rischio di estinzione creativa. Sicuramente qualcuno non sopporterà questo dischetto, ma per chi ama Bongzilla, Grief e Eyehategod e per chi cerca sensazioni estreme dalla musica, questi tre cosmobikers rappresentano una delle poche e valide ancore di salvezza esistenti al giorno d’oggi.

Alessandro Zoppo

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