NERONOIA – Un mondo in me

Il flyer promozionale parla di “dark”; dark intenso nel termine originario della parola e del genere, ovvero musica buia, oscura, triste, solitaria e malinconica. In questo disco c’è molto più malessere di quanto ne possiate trovare nel 90% di tutta quanta la scena depressive black ha generato negli ultimi anni. NeroNoia sono un progetto formato da membri dei Canaan, i quali, una volta terminata la fase strumentale, hanno affidato il lavoro vocale e lirico a Gianni Pedretti dei Colloquio, un’artista che come pochissimi altri riesce a trasmettere il mal di vivere in parole e musica.Ne nasce un disco nel quale ad una base musicale di derivazione Canaan (tristi atmosfere dall’andamento lento, ipnotico, quasi catartico) si uniscono desolanti liriche dedicate allo stato malinconico dell’esistenza. Musiche e testi (date anche un’occhiata all’inquietante artwork interno del libretto) s’intrecciano per formare dieci quadri, quadri che trasmettono in note la triste consapevolezza di aver vissuto un’esistenza non voluta, ma comunque accettata e trascorsa nella sua grigia routine quotidiana. Dieci brani senza titolo, un solo e semplice numero a scandirne l’esistenza e il cammino.
L’iniziale “I” è lo specchio del concept che sta dietro a NeroNoia; ascoltatela, e ditemi se avete sentito qualcosa di così mostruosamente nero negli ultimi tempi. Le seguenti “II” e “III” proseguono il sentiero verso l’annientamento dell’animo; tristi tappeti sonori accompagnano inumane voci effettate decantanti poesie di rara bellezza. La malattia di brani come “IV” e “V” echeggia certe soluzioni sperimentali adottate dai compianti MonuMentuM nel glaciale “Ad nauseam”. Infine “IX” è la descrizione in musica delle grigie e nebbiose giornate passate in solitudine in casa, mentre la gente corre per strada andando in cerca del divertimento che comunque non riuscirà a trovare.
“Un mondo in me” è la colonna sonora per chi non ripone nessuna speranza nella vita, ma ne accetta il suo lento scorrere verso l’inesorabile fine/conclusione.

Marco Cavallini

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