NIGHTSTALKER – The Ritual/Just a burn

Il nome Nightstalker suonerà sconosciuto ai più. In realtà stiamo parlando di una vera e propria istituzione nell’ambito hard & heavy greco, una delle band in giro da maggior tempo (il loro esordio, “Side FX”, è datato 1994, ma i tre sono in giro dall’inizio dei ’90) e che dal vivo riscuote in patria una vasta eco e grandi successi. Dopo “Use”, lavoro del 1996, del gruppo si erano perse le tracce a causa di vari vicissitudini e cambi di line up. Tuttavia mai dire mai. I Nightstalker sono tornati nel 2000 con “The ritual” e oggi con “Just a burn”.Il loro rock non è però cambiato. Tendente allo stoner e all’hard dei ’70, imbevuto di soluzioni lisergiche e tosto come un pugno allo stomaco. “The ritual”, mini di cinque pezzi, riprende proprio su questa scia, seppur con qualche pecca.
L’iniziale “Galactic revolution” è infatti un brano heavy psych caldo e acido, che richiama alla mente i Monster Magnet di “Superjudge” e “Dopes to infinity” ma che rivela qualche carenza in fase di composizione. L’esecuzione è ottima, sprizza energia lisergica da ogni singola nota, manca tuttavia quel guizzo melodico che avrebbe reso il piatto ancora più ghiotto. “Hide your sun” e “Iron horse (born to lose)” giocano invece sull’hard rock maggiormente melodico e meno psych, cadenzato nelle ritmiche e pachidermico nei riff, molto ben riuscito nella commistione di pesantezza e soluzioni armoniche. Mentre “Never know (Supersonic)” è puro rock’n’roll grezzo e diretto (poche concessioni melodiche e impatto devastante, giusto qualche sprazzo psichedelico per tirare il fiato e poi di nuovo via, giù di chitarre selvagge e vocals coinvolgenti) e “Missing link” affronta la psichedelia classica lasciando fluire i suoni in grande libertà, senza schemi o barriere. In questo caso i risultati sono davvero stupefacenti (in tutti i sensi…) e smuovono con grande intelligenza e acume le cellule cerebrali dell’ascoltatore.
Passano quattro anni da “The ritual” e si giunge all’ultimo “Just a burn”. Titolo azzeccato per una svolta sonora che abbandona quasi del tutto i vortici heavy psych e si getta a capofitto su un rock’n’roll “piacione” e senza tanti fronzoli. Proprio come accaduto ai Monster Magnet, con i quali i Nightstalker sembrano proprio tracciare un interessante parallelo.
Infatti, in brani come “All around (Satanic drugs from outer space)”, la title track o “Silver shark”, il sound vira verso orizzonti meno psichedelici e più hard rock’n’roll: in questo senso la band sembra seguire pedissequamente la svolta che i Monster Magnet hanno affrontato a partire da “Powertrip”. Un suono più potente, rozzo e divertito, con meno pause lisergiche e più riff imbastarditi insomma. Tanto che “Line” sembra fare il verso in tutti i sensi alla “Spacelord” di “wyndorfiana” memoria.
Altrove ovviamente predominano altri suoni. “Esplode” è una ballata elettroacustica dal sapore amaro, decisamente malinconica e carica di nostalgia; “Voodoo u do” è un heavy blues godereccio e lascivo, i cui perni sono la voce vissuta di Argy e l’impasto sonoro generale, ottimamente amalgamato nella base ritmica e nel lavoro solista delle chitarre di Tolis. “Iron” e “Give it all” rinverdiscono i fasti dello stoner sound potente e groovy, coinvolgente nei chorus e dal tiro micidiale, mentre “Shadows” è l’epilogo del disco, psichedelia soave e leggera, giocata su una sospensione lisergica da viaggio nel cosmo.
Molti storceranno il naso o non approveranno la direzione intrapresa dai Nightstalker. “Just a burn” è invece un disco che diverte ed appassiona, oltre che un buon viatico per conoscere una band che rischia di passare del tutto inosservata.

Alessandro Zoppo