OFFICIUM TRISTE – Mors Viri

Ritorno per gli olandesi Officium Triste, gruppo ormai prossimo al ventesimo anno di attività e dedito ad un mix di doom death e gothic doom. Autori di 5 album, 2 EP e 3 split, arrivano a “Mors Viri” a 6 anni dall’ultimo full-length. La band si inserisce in quel filone che diede lustro a colossi quali My Dying Bride, Paradise Lost, Anathema, Type O Negative, Winter, Katatonia, The Gathering, (primi) Celestial Season e Asphyx. Un dato certo è che la formazione di Rotterdam se ne infischia altamente dei trend e va avanti dritta per la propria strada. Il sound è infatti old school, ancorato al death goth doom primordiale come fatto in precedenza, come fanno ora e con tutta probabilità come faranno in futuro, in un’era cui l’approccio romantico e decadente sembra aver segnato il passo e divenuto sorta di stile in disuso.”Mors Viri” è un album onesto: è evidente come i sei propongano ciò che appassiona essi stessi per primi ed intendano accontentare quella fetta di pubblico che non vuole sentir parlare di innovazioni e mode del momento. Questo disco mostra dunque un gruppo dal lodevole sapore nostalgico, gli elementi sono quelli tipici e quelli che ti aspetti: melodie strazianti, decadenza, pessimismo, sofferenza, malinconia e solenne tristezza. Tra i momenti più intensi del lavoro, spiccano “Your Fall From Grace”, “To the Gallows” e la conclusiva “Like Atlas”. Insomma, gli Officium Triste ci fanno fare un bel balzo indietro di 20 anni. D’altronde, nel bel mezzo di miriadi di band che tornano indietro di 40 anni, perché ogni tanto non fermarsi ai primi 90?

Antonio Fazio

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