OJM – I got time / Under the thunder

Preceduto dall’uscita del 7” in edizione limitata “I got time” (nel quale presentano la flippante “Stars shine” e “I got time”, dove a cantare e suonare la chitarra c’è un certo Brant Bjork…), gli OJM tornano più carichi che mai. Li avevamo lasciati alla svolta di “The light album”, frizzante garage psych che segnava un punto di svolta rispetto ai monoliti stoner “Extended.playing” e “Heavy”. Il nuovo “Under the thunder” prosegue su quella stessa strada: garage rock’n’roll sporco e aggressivo, caratterizzato da un muro di suono sempre possente (è l’ultimo punto di contatto rimasto con le sonorità degli esordi) e da una produzione scintillante (effettuata non a caso da Michael Davis from MC5).Puntano al riconoscimento internazionale i quattro ragazzi di Treviso e a pieno merito. Questo nuovo disco infatti non ha nulla da invidiare ad altri prodotti simili che i mercati americano e britannico sfornano quotidianamente. Scuola MC5, The Stooges, Blue Cheer e Grand Funk ai massimi livelli, debordanti intervalli psichedelici, riff e ritmiche che puntano dritti allo stomaco. È questa la ricetta OJM, colorato caleidoscopio che partorisce gioielli super garage (ascoltare le bellissime “I’m not american”, “Lonelyness” e “Give me your money” per credere), mazzate fuzz piazzate tra i denti (“Sixties”, “Stoned love”, “Dirty nights”), rallentamenti che travolgono per forza ed impeto (l’heavy psych ribollente che anima “M.C.I”) e grandissimi episodi psichedelici. Parliamo di “Starshine” – il deserto prima e dopo una tempesta di sabbia – e della conclusiva “Brant B”, tributo vivente al grande Brant Bjork, compagno di jam, viaggi e sbronze. Agli OJM manca soltanto la definitiva consacrazione per portare a compimento la propria opera. Che sia “Under the thunder” il disco chiave? Glielo auguriamo di tutto cuore, nel nome del rock.

Alessandro Zoppo