OJM – The light album

Il nuovo album dai veneti OJM arriva ora sul mercato internazionale con il suo carico di grezzo rock’n’roll dalle forti influenze retro-rock. Nove nuovi pezzi che fin dalla prime note mettono subito in chiaro il nuovo corso della band, che ha scelto di lasciarsi alle spalle le scorribande stoner-doom dell’album d’esordio per concentrarsi sul rock’n’roll più puro, con molte reminiscenze tardo sixties ed una strizzatine d’occhio alla tendenza odierna dettata dal successo di Jet & company.
La title track è molto incalzante ed accattivante nelle melodie che odorano molto di garage rock: due minuti di buonissimo ed onesto rock. “My Enemy” e” To Be A Woman” continuano sulla strada del rock roccioso, senza comunque ripercorrere i percorsi più heavy battuti in precedenza dalla band, mentre “A Spell On You” si mette in evidenza come uno dei pezzi più sixties dell’intero lavoro tant’è che sembra uscire direttamente da quelle raccolte di culto che possono essere Nuggets o Pebbles, arricchita da un’armonica e da cori alquanto azzeccati.

Con il suo ritmo nervoso e le sue sonorità più moderne “Strange Time” risulta essere aggressiva ma un po’ meno convincente dei precedenti pezzi, mentre con la successiva “Talkin’ About A Revolution” il ritmo rallenta e ci riporta dritto dritto nei seventies con un mid-tempo melodico e rilassato nell’incedere, con momenti più decisi nei chorus e un buonissimo finale leggermente velato da armonie vocali e chitarre dal sapore psichedelico. Segue il rifacimento di quella “I’m Damn” che già figurava nell’ EP di debutto della band, qui rivisitato in chiave leggermente più leggera e garage, confermandosi comunque un gran bel pezzo. A chiudere l’album la buona “I’ve Got No Time To Waste”, il pezzo seventies che aveva visto gli OJM condividere un sette pollici con gli inglesi Gorilla, e la bella “Desert”, sicuramente uno dei vertici di questo lavoro, con il suo particolare incedere e delle splendide chitarre, con belle melodie e una voce che sembra aver trovato definitivamente la sua nuova dimensione.

Molto bello questo Album che porta gli Ojm dalle parti di un garage rock assolutamente inedito nella loro discografia, il che forse farà storcere il naso a chi aveva amato le loro prime uscite ma che li conferma come una realtà molto interessante del panorama rock tricolore.

Bokal

Poco più di mezz’ora basta agli Ojm per tornare in pista e sorprendere come non mai. Li avevamo lasciati allo split con i Gorilla e dopo la pubblicazione di due lavori molto convincenti come “Extended.Playing” e “Heavy”. Oggi riemergono con un nuovo album che lascerà a bocca aperta per solarità ed immediatezza. Lasciate da parte le sonorità stoner doom, i quattro si buttano a capofitto su un garage rock psichedelico che fa davvero faville.

Qualcuno potrà storcere il naso e dire che prima erano meglio, che si sono venduti, che sono saltati sul carrozzone del trend e altre baggianate del genere. Dinanzi ad un album forte ed emozionante come questo sono pochi i commenti da fare. Per non dare adito ai maliziosi, possiamo subito notare come questa evoluzione (si, di evoluzione si tratta…) parta da lontano: ricordate “As I know” e la cover di “T.V. Eye” su “Heavy”? Ricordate “I’ve got no time to waste” (qui riproposta) nello split con i Gorilla? Erano semi (l’allusione a The Seeds calza a pennello…) destinati a crescere e a germogliare rigogliosi.

Matt Bordin è passato dal basso alla chitarra, gli altri rimangono sempre gli stessi: Max alla batteria, Frank alla chitarra, David alla voce. I bassi sono divisi con impeto psichedelico e lucida costanza. E’ il vigore che viene fuori a partire dalla travolgente “Break it all”, opener che rimane impressa nel cervello sin dal primo ascolto. Gli Ojm devono aver ascoltato tutti i volumi dei “Nuggets”, le pepite del garage psych dalle quali emergevano splendidi esemplari come The Standells e The Electric Prunes. Filtrando questa “scoperta” sonora con la ruvidità degli esordi ciò che viene fuori è “The light album”.

Luce abbagliante, fatta di melodie ammalianti (“My enemy”, “Talkin’ about revolution”), blues inaciditi di ascendenza “stonesiana” (“A spell on you”), spore ultra psichedeliche (“I’m damn”, “Desert”, brani da pelle d’oca…). C’è poco fa fare, quando la classe è classe non si deve neanche discutere. Gli Ojm di impatto, freschezza, rabbia e creatività ne hanno a palate.

Un suono tentacolare e multicolore quello di “The light album”, un caleidoscopio di vibrazioni e umori da assaporare fino in fondo. Lasciarsi sfuggire tutte queste sensazioni sarebbe un vero peccato, non credete?

Alessandro Zoppo

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