Omega Sun – Opium For the Masses

C’era un tempo in cui i Kyuss facevano proseliti e folgorati sulla strada per la Sky Valley, migliaia di gruppi emulavano quel suono magico. Ce n’erano di buoni, comunque stroncati dalla stampa di settore (Dozer e Lowrider su tutti), e ce ne erano di pessimi, subito dimenticati quando ci si rese conto che lo stoner rock non sarebbe mai potuto diventare fenomeno alla moda.

Gli Omega Sun da Koper, Slovenia, ci riportano a quegli anni. Il loro esordio, “Opium For the Masses”, potrebbe essere un disco del 1997. Sei brani stoner che più stoner non si può, anche se loro si definiscono mystic fuzz rock. I ragazzi devono avere i santini di Kyuss e Unida in casa, persino la registrazione suona aspra e semplice come quella di Circus e Coyote. Eppure, in questo pugno di canzoni scorre un’energia che raramente è capitato di ascoltare negli ultimi anni a chi frequenta il “genere”.

Fuori moda e fuori formato, gli Omega Sun ci consegnano 35 minuti abbondanti di riff pachidermici, wah-wah acidi e fuzz afosi, accompagnati da ritmiche quadrate e vocals che neanche più John Garcia. Fotocopie di un genere appassito, d’accordo. Ma come si fa a non esaltarsi davanti ad un totem come “Despising What You See”, la canzone più stonerosa del 2017. Se “Burn Away” e “Diego” sono panzer giocati in slow play, “Kneel” pigia sul tasto super Sabbath e “No Time to Stay” è l’asso nella manica per scatenare l’headbanging dell’amico perennemente annoiato. Non bastasse tutto ciò, “Masquerade” butta dentro un oscuro feeling grunge con refrain a presa rapida che schiaccia il cervello sin dal primo ascolto.

La macchina del tempo degli Omega Sun è così eccitante e gioiosa che gli si perdona anche la copertina a base di gnocca, cannone e funghetti. Paradossalmente, per chi è proprio stufo di occult e sludge da “disagio”, psichedelia fighetta e retro rock, questo disco suona come una boccata d’aria fresca.

Follow the smoke and burn away!

Omega Sun Opium For the Masses

Omega Sun

 

Alessandro Zoppo