ØRESUND SPACE COLLECTIVE – Music for Pogonologists

Lasciate dietro di voi le ansie e le preoccupazioni. State entrando nel mondo degli Øresund Space Collective, dove lo spazio e il tempo hanno diverso significato e troverete magnifiche gemme di acido sonoro. Il trucco è sempre quello: entrare in sala di registrazione con la mente libera e lasciarsi andare al flusso delle emozioni. Assumete qualunque droga. Vanno bene tutte. Per ognuna, la musica del collettivo (sette persone sette!), troverà il collegamento giusto per farvi vivere un’esperienza primitiva. Otto pezzi, due CD, oltre due ore di musica. Come 10 album di qualsiasi punk band. “Music for Pogonologists” si presenta così: mastodontico e non proprio per tutti i palati, ma chi si avventurerà alla scoperta del monolite troverà grandi soddisfazioni. Come in “Ziggurat of the Beards”, dove l’iniziale tappeto gentile va crescendo via via, portandoci dritti ad un finale al cospetto delle porte di Orione. Altre cose sono più delicate e sfiorano quasi l’aritmia jazz (“Bearded Brothers”, “Barbooonsciousness”) ma il concetto dell’album è qualcosa di prossimo alle scoperte di 35007, Gong, Colour Haze, Grateful Dead, Hawkwind e a tutte quelle band che hanno fatto dell’espressione musicale qualcosa di veramente libro da schemi.
Il problema dell’autocompiacimento e dell’onanismo strumentale è dietro l’angolo, ma gli Øresund Space Collective lo smarcano di lato proprio nella qualità che mettono nella composizione e nel tocco nell’esecuzione. Raramente si è sentito qualcosa di così lungo (la titletrack ha minutaggio di trentaquattro primi e cinquantatre secondi!) che non venga ingrigito dalla noia. Ma così è. Ovviamente qualcosa risulta stereotipato (la sottrazione degli strumenti nel mezzo della composizione) ma è un elemento organico del suonare. È inimmaginabile portare un riff al minutaggio alto senza il saliscendi degli arrangiamenti. E a loro riesce particolarmente bene. Giunti al termine del viaggio, nella capsula della decompressione, emerge spontaneo un quesito marzulliano: “Ma chi diavolo sono questi Pogonoligi? E soprattutto, sono sogni o la nostra vita è un sogno?”.

Eugenio Di Giacomantonio

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