ORODRUIN – Epicurean mass

Di recente il mondo del doom è sempre più popolato da nuove entità oscure e misteriose che riportano in auge un sound che molti ritengono datato e privo di reali sbocchi innovativi. Tra i tanti gruppi ad emergere da tale sottobosco cupo spiccano gli Orodruin (con un nome preso in prestito dal “Signore degli anelli”…), band proveniente da Rochester, New York, e giunta al debutto sotto l’egida della sempre più attiva PsycheDOOMelic Records.
Va subito detto che il dischetto in questione è un po’ difficile da digerire tutto d’un fiato, la complessità delle trame ritmiche ed armoniche dei quattro corre spesso il rischio di annoiare, ma ascolto dopo ascolto vengono fuori spunti apprezzabili e degni di nota. Sono soprattutto gli inserti di tastiere a convincere (basta ascoltare l’organo lugubre dell’iniziale “The welcoming” e l’intermezzo atmosferico della conclusiva title track), donano infatti un tocco gotico a composizioni che si abbeverano alla fonte del doom, riprendendo l’influenza di nomi classici come Saint Vitus, Solitude Aeternus, Cathedral e Candlemass. Chitarre granitiche e compatte, vocals malinconiche ma pur sempre melodiche ed intelligenti intuizioni in fase di songwriting (la paralizzante liquidità di “Peasants lament” o l’andamento epico e commovente di “War cry”) sono gli ingredienti di una ricetta plumbea e depressiva, perfetta colonna sonora di un incessante giorno di pioggia. Tracce come “Melancholia” e la splendida “Unspeakable truth”, tutta giocata sull’alternanza di riff soffocanti, saliscendi vocali e intrecci percussivi, dimostrano l’abilità di una band validissima, ancora acerba ma già proiettata verso un futuro intrigante e pieno di rosee prospettive.

“Epicurean mass” è dunque un disco che non cambierà di sicuro la storia del doom ma che certamente farà andare in brodo di giuggiole chi adora questo tipo di sonorità.

Alessandro Zoppo

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