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Alone
Records / The Stone Circle
2003 (USA)
Genere: desert rock
Official site:
www.spinningfish.com/odd
TRACKLIST
01. Life Without Color
02. Summer [mp3
- clip]
03. Above The Big Wide
04. Someday
05. Quick To Disperse [mp3
- clip]
06. El Diablo Un Patrono
07. What In The World
08. Over Here
09. Sleeping The Dream
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ORQUESTA
DEL DESIERTO
Dos
Mamma
mia gente! Questo nuovo album degli Orquesta del Desierto è
di gran lunga migliore rispetto al precedente. Suono più
raffinato, e composizioni molto più mature. Se vi è
piaciuto l'esordio non esitate a fare vostro questo secondo capolavoro.
Detto questo, la recensione parrebbe chiusa, ma entrando nel merito
di "Dos" ci accorgiamo canzone dopo canzone delle qualità
che riesce ad esprimere. Certo, questo disco non è per tutti.
Esce un po' fuori dai canoni tipici dello stoner rock. Essenzialmente
sono presenti una vasta gamma di strumenti acustici e anche le sonorità
si rifanno ad un folk rock con tratti di ritmiche latine ed elementi
di psichedelia californiana. Insomma, assolutamente distinguibile!
"Dos" si apre con "Life without color".
Cinque dei brani presenti in quest'album erano stati recensiti alcuni
mesi fa nel promo che ci era stato inviato.
Uno di questi era proprio l'opener che già dalle prime note
mostra una completezza di suoni di gran lunga superiore. La voce
di Pete Stahl ricamata su un tappeto ritmico fatto anche di percussioni
è assolutamente deliziosa.
"Summer" insieme alla conclusiva "Sleeping
the dream" sono il vertice massimo di questo ottimo
album. Atmosfere rilassate e avvolgenti, chitarre acustiche, piano
e trombe per due perle di rara bellezza.
L'evidente maestria dei musicisti che vi suonano cola ad agni nota.
Del resto credo che la capicità di gente del calibro di Marione
Lalli, Dandy Brown e Pete Stahl sia indiscutibile. Se a questo ci
aggiungiamo strumentisti apparentemente sconosciuti ma che mostrano
i cosìdetti attributi, capirete il perchè di questa
mia esaltante recensione.
L'anima rock non viene mai dimenticata, sebbene le influenze siano
infinite. "Above the big wide" ci riporta
in mente i bucolici Led Zeppelin di "III", mentre l'opera
di Mario Lalli si evidenzia maggiormente in "El diablo
un patrono", che non avrebbe per nulla sfigurato in
un album dei suoi Fatso Jetson.
"Quick to disperse" è il deserto!
Le note di questo brano sono come la bianca sabbia del Joshua Tree
californiano, la slide guitar come 'Santana", il caldo vento
del sud California.
Questo disco è in assoluto una delle cose più belle
che abbia sentito quest'anno. "Dos" evidenzia la bravura
tecnica, l'originalità e il piacere di suonare che questi
musicisti hanno da vendere in quantità smisurata. Il Rancho
de la Luna è già diventato un simbolo della scena
desertica. Propongo pellegrinaggi organizzati...
Peppe
Perkele
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