PALE HORSEMAN – Mourn the Black Lotus

Dopo il recente debutto targato 2013 con l’album omonimo, torna il quartetto di Chicago dei Pale Horseman con il loro sophomore album intitolato “Mourn the Black Lotus”, registrato ai Comatose Studio da Dennis Pleckham dei Bongripper. Dato anche il breve tempo intercorso tra un’uscita e l’altra la ricetta non cambia: le coordinate sono sempre quelle di uno sludge a tinte hardcore venuto fuori dai primi anni ’90 e incredibilmente debitore di band come Crowbar o Steelmill. Questo anacronismo e l’incredibile prolissità sono i grandi difetti che affossano questa seconda release. Non basta macinare riff su riff quando gli episodi validi sono esigui (“Conquistador” e “Running for the Caves”) e tutto il resto risulta un grande riempitivo. Basta vedere la monolitica “Clairvoyant”, oltre 16 minuti per portare avanti un discorso inesistente. Curiosa variante sul tema è il pezzo di chiusura: un remix di un brano precedentemente incluso nel debut album a cui mette mano Justin Broadrick, istrionico cervello dietro le entità Godflesh e Jesu. Cambiando le carte in tavola ci si trova di fronte a un martellante incedere sludge/industrial che se non altro dona personalità a un disco che ne è totalmente carente. Questo dà anche la misura della validità di “Mourn the Black Lotus”. Forse era il caso di prendersi più tempo per riordinare le idee.

Giuseppe Aversano

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