PASSOVER – Il lustro del palazzo

I Passover sono impregnati fino al midollo della lezione underground/indie italiana dei Novanta. Non quella più longeva di Afterhours e Marlene Kuntz, ma quella più sommersa e prelibata di Fluxus e Six Minute War Madness. Il cantato, in italiano, è ricercato: sonda e trova un buon mix di contenuti e melodie. I sette pezzi di questo primo album edito da Falena Dischi scorrono compatti. Le cose più riuscite sembrano le dilatazioni e i rallentamenti di “Echo e Delay” e “Sail” (in lingua inglese), ma in generale si nota una costruzione della canzone in maniera ortodossa. Riff, ritornello e ponte is the law.
D’altra parte il rock è sempre divertimento e Giorgio, Federico e Daniele hanno scelto la formula migliore per divertirsi: il power trio. Hanno voluto fare le cose per bene, producendosi DIY e coinvolgendo attorno a loro amici e sostenitori. Perfetto. Potrebbero ambire (e crediamo che lo stiano puntando) ad un pubblico rock ad ampio raggio, che coinvolga freak, stonati, metal contaminati e indie rockers di ogni genere. Una volta si poteva dire che il pubblico perfetto per loro era quello di Arezzo Wave, tanto per avere un’idea dell’aria che si respira tra questi solchi, anche se “Machete” è puro stoner Queens of the Stone Age. Menzione speciale per titolo e canzone “Elettrosantopertini (Superfuzz)” e alla santa valvola che vibra nel retrocopertina. Chapeau!

Eugenio Di Giacomantonio

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