PAYOLA – V Tod Motor Motel

Il soggiorno al fantomatico V Tod Motor Motel raffigurato in copertina deve aver fatto molto bene ai Payola, i quali dopo un’intensa attività live, diversi cambi di line up e numerose uscite discografiche (“Horror risin’ at the horizon”, “For those who know” e “Get on the buzz!”) hanno finalmente trovato la quadratura del cerchio e composto la loro opera più compiuta e riuscita. Già, perché il nuovo “V Tod Motor Motel” presenta una vivacità ed una libertà compositiva davvero fuori dal comune.
Ai cinque ragazzi tedeschi riesce molto bene fondere tra loro le diverse sfaccettature che animano il proprio background: ecco come spiegare un sound che rielabora la materia hard rock attraverso la psichedelia, arrangiamenti in stile Beck, fuzz desertici e soprattutto un eclettismo sempre vincente perché amalgamato alla perfezione nelle sue diverse componenti.

Dimostrazione di stile e classe sopraffina sono le iniziali “Ragged broom” e “Still around”, tracce caratterizzate da melodie cristalline, ammalianti fraseggi di chitarre e tastiere, ruvidi suoni garage e passionali iniezioni blues. E’ come se tutta la storia della musica rock fosse riletta alla luce delle tendenze odierne, con un occhio di riguardo per costruzioni ardite alla Queens Of The Stone Age (“Chosen M.C. Loser”, la splendida “Got me bleeding”), senza per questo dimenticare la loro natura ruspante e diretta. In realtà ciò che sorprende è la presenza di episodi come “On short legs”, “Better Americans” e la successiva “The selfish haircut”, debitori nei confronti di un certo gusto elettronico tipicamente anni ’80, così come di una traccia del calibro di “Sleeper in disguise”, country folk d’annata con tanto di lap steele e slide guitar. A riportare il sound sui precedenti binari ci pensano invece il rock dinamico di “White letter boogie” e l’heavy funky psichedelico di “Count the monkeys”, mentre “Queen for the day” è un altro prezioso sigillo posto a conferma di una capacità di songwriting che spazia agilmente anche in territori pop dal taglio beatlesiano. Giunti verso il finale, “Born a liar” non fa altro che confermare quanto di buono proposto con un miscuglio esplosivo di wah-wah lisergici e melodie azzeccate.

Un altro colpo in casa Exile On Mainstream Records: la qualità delle sue uscite comincia a sorprendere, siamo sempre più al cospetto di una realtà indipendente convincente ed soprattutto di alta qualità…

Alessandro Zoppo

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