PLUTONIUM BABY – Welcome to the Weird World

Due note leggere leggere di tasterina acida introducono “Welcome to the Weird World” dei nostrani Plutonium Baby, 13 pezzi di giostra in technicolor di sgangherato weird fuzz garage punk. Dopo aver girato l’Italia club by club e aver consolidato la formazione con l’altro ex Cactus Feith dietro le pelli, Fil Sharp e Black Guitarra hanno pensato a lungo e realizzato in breve il loro primo full-length dopo le bellissime prime pubblicazioni a nome Welcome in the Shit Records (cassettina in 69 esemplari) e Ghost Highway Recordings (sette pollici diviso con l’altra sbullonata Margaret Doll Rod che nell’occasione regala una cover di “Psycho” che farebbe arrizzare l’irraddrizzabile). Il succo è presto detto: polpa adrenalinica ricca di proteine e spezie aromatizzate che deviano il sapore originale verso qualcos’altro. “Paralyzed” si fissa in un riff ansiogeno, immobile ed immutabile, che vuole il verso di Fil ripetere il nome della band come introduzione al male (per chi non lo sapesse “Plutonium Baby” è il nome di un bruttissimo film del 1987 diretto da Ray Hirschman e William Szarka). Altro rimando b-movie heroes è “Twilight Zone” che scarabocchia il tema della serie televisiva per permettere a Daniela di ululare alla luna. È questo il mondo dei nostri. Deviati, perdenti, malati: qualcosa di assolutamente indispensabile ed affascinante. Chissà chi è “Adelina” tirata in causa con il riff più bello del lotto. O la “Russian Spy” che alimenta strane infatuazioni sci-fi. “Love Love Love” ripetono insieme i nostri facendoci ripensare alla verdoniana Isabella De Bernardi quando cercava di spiegare il senso della vita. Altre cose viaggiano in gran turismo come “Blue” che sorpassa a destra i Black Lips e l’accoppiata “Supercycle” e “Fist of Zen”, prolungamenti del Cactus pensiero. Infine c’è spazio per una chicchetta totalmente sperimentale a nome “Anger 0”: gli alieni sono tra noi? Con i Plutonium Baby decisamente sì.

Eugenio Di Giacomantonio

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