QUIET IN THE CAVE – Monstro/Future Is A Closet Door

Attualmente il chitarrista Munholy milita negli ortodossi black metallers Malfeitor e il batterista Alessandro negli Autoblastin’ Dog, ma entrambi fanno ancora parte di uno dei primi leviatani nati in toscana, i Quiet In The Cave, attivi dal 2002 e comprendenti anche Carlo al basso e Mike al synth e campionatori: il gruppo sembra proseguire, anche se a rilento (e come potrebbe essere altrimenti, data la mortifera e rallentata cadenza ??), e la nuova malevola apparizione consisterebbe in uno split con i The Drop Machine via Hypershape Records.In precedenza sono stati piuttosto attivi, con due partecipazioni a compilation (su Noisecult e Joint Operation Records) e con due demo/album: “Monstro” (2004, autoprodotto) e “Future is A Closed Door” (2005, registrato ma mai pubblicato).
Si tratta di due incisioni interessanti, nelle quali vengono fusi ambient/post metal di marca Pelican/Isis, scura e minimale psichedelia, depressive venature dark, cosmico black/death/doom metal ‘mutante’ (aspetto dovuto soprattutto alle vocals growl, che comunque non sono eccessivamente invasive nel contesto generale), e un pizzico di elettronica “rumorista” dalla timbrica ossianica. Non si tratta di un calderone, quanto piuttosto di fattori che contribuiscono a creare un sound personale e omogeneo, non troppo complesso a dir la verità, visto che i QITC mirano ad un linguaggio spoglio, ma dotato di una buona vena progressiva che ricrea con efficacia atmosfere dalla tenebrosa spazialità.
Il primo Cd – quasi omonimo del secondo Morkobot – è aperto dalla lunga marcia al rallentatore di “Green Desert”, una spolpata versione di Pelican e Red Harvest in salsa dark rock contornata da minimale effettistica elettronica, e prosegue poi con “Pinguino”, un cadenzato pezzo black spezzato da inusuali break funkoidi. “Something About Silence” si abbandona invece ad un avantgarde-doom ben congegnato, che oltre alle nere avanguardie nordiche mescola pure post rock, sepolcrale rumorismo di certi Violet Theatre e malinconici arpeggi gotici. “Walking” vive sulla dicotomia tra eteree tastiere e riff pachidermici, così come in “Phase” a farla da padrone sono l’effettistica di Mike e il paranoico ripetitivismo delle chitarre, mentre “Jesus In The Trash Case” parte con un rifferama simil thrash/death per poi rituffarsi in uno scheletrico incubo. L’ultima breve “Borderline” è influenzata dall’industrial metal, ma i giochi sono ormai fatti, e in definitiva “Monstro” merita la promozione, grazie soprattutto al freddo pathos che è stato capace di generare.
Non ha mai visto la luce finora, ma “Future is A Closed Door” per certi versi la meritava: l’andazzo è praticamente lo stesso di “Monstro”, ma il linguaggio gode forse di una capacità di sintesi migliorata: “In My Beginning” e la title-track sono ben calibrate tra immote partiture tastieristiche e aggressività black/doom, e “R.O.O.M” risente addirittura di Tangerine Dream e Mortis, e può considerarsi tra i brani migliori nella discografia del gruppo. Anche “Vortex” e “Stalker” colpiscono nel segno, divise tra angosciosa ambient, straziante intensità e policromo dark progressivo. “Green Desert” è la stessa song del demo precedente, ma leggermente riveduta e corretta negli arrangiamenti e nella durata.
Non parliamo di due imprescindibili capolavori mondiali dell’Avanguardia, ma i Quiet In The Cave vanno di sicuro recuperati.

Roberto Mattei

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