RAIKINAS – (T) R.I.P.

Il (T) R.I.P. che ci propongono i Raikinas, dalla Sardegna, è una visione in technicolor di orizzonti sabbiosi e onde psichedeliche. Simili per molti versi alle band della prima ondata di stoner italiana (gli Acajou sono davvero dietro l’angolo), i nostri pestano duro. Anche se non disdegnano di carezzare con passaggi prossimi al grunge (“Earth Puissance”, la jazzata “Suspension” e “Never Return”, che rievoca il sound dei primi Alice In Chains), l’idea dietro al progetto è di tracciare un continuum sul sentiero aperto da band come Slo Burn, Unida e Queens of the Stone Age, richiamati soprattutto nello stile chitarristico dei bravi Antonio e Marco, autori di riff e solos convincenti.
Quando aumentano i giri del motore e l’urgenza adolescenziale rade al suolo tutto e tutti si hanno i risultati migliori: “Tears of Fire” – che apre il disco dopo una breve intro ambientale – è puro hard stoner alla maniera di Dozer, Lowerider e Demon Cleaner. Roba forte nordeuropea che magicamente rivive nell’espressione degli isolani. Anche la title track strumentale è di forte impatto sonico. Rumori di feed spersi nell’universo impattano con il wall of sound dello Stregone Elettrico e si realizza appieno il Raikinas pensiero: hard stoner mescolato a riff pachidermici.
Se avete il coraggio di pensare ad una danza dei mamuthones, ubriachi e stonati, con un sound heavy psych, allora questi quattro ragazzi di Ossi vi offriranno il gancio giusto per vivere questa visione. Con una bottiglia di Filu ‘e ferru in mano, of course.

Eugenio Di Giacomantonio