RITE – Shoot skull for jackpot

La Waterdragon è un’etichetta francese che sforna sempre ottimi lavori in campo stoner rock e affini. Ecco così che questa volta tocca ai finlandesi Rite farsi valere e rispettare le premesse qualitative della label con il disco di debutto “Shoot skull for jackpot”. La band si forma nel 1994 ma si assesta solo due anni più tardi, compiendo tuttavia i primi passi discografici con l’ep “Goddamn” del 2001 e la partecipazione alla compilation “The mighty desert rock avengers”. Il genere proposto è uno stoner’n’roll tirato e coinvolgente, che si ispira sia a grandi del passato come Kiss e MC5, sia a colossi come gli ultimi Entombed, dunque accostandosi a quel filone tipicamente scandinavo che unisce stoner e rock selvaggio, sulla stessa scia di Sunride e Zerocharisma per intenderci.
Dal punto di vista compositivo le chitarre di Janne e Sami sono sempre rocciose e travolgenti, la sezione ritmica (Juha alla batteria e Manu al basso) controbatte colpo su colpo accelerando e decelerando ogni volta che c’è bisogno, mentre la voce di Jarkko appare il vero punto di forza del gruppo, essendo capace di modulare aggressività e pacati cambi di tono.

A dimostrazione di quanto detto si possono subito citare le due tracce iniziali: “Bastard song” e “One hell of a mess” sono due perle di heavy rock’n’roll semplice e diretto, melodiche e sfacciate quanto basta per renderci partecipi di un headbanging sfrenato…”Climbin’ the blacklist” sembra invece evocare il fantasma dei primi Danzig, quelli più rock e immediati, mentre “Sharpshooter” e “One man revolution” si caricano di irruenza punk veloce e cattiva, sempre pronta a sbatterci in faccia un concentrato di ferocia e strafottenza nella migliore vena rock’n’roll. Allo stesso modo “Surmanajo” si fa valere per le sue ritmiche corpose e granitiche, come accade anche in “Human fuse”, episodio di riff rock sulfureo ed inarrestabile.

Se “Das vegas” prosegue il discorso intrapreso fin dall’inizio con una mazzata di sanguigno heavy rock piazzata nel bel mezzo del volto, una song come “Doomsday machine” rallenta leggermente i toni grazie ad un andamento cadenzato e a chitarre dal groove gigantesco. Tutto fila liscio in questo dischetto, se siete in cerca di emozioni forti e di una perfetta colonna sonora per i vostri party alcolici avete trovato la musica adatta…d’altra parte il finale affidato a “Damned if I do” non fa che confermare la vena tritaossa di questi cinque ragazzi finnici che in tre minuti scarsi ci vomitano addosso potenza e impeto da vendere.
Dunque un ottimo debutto questo “Shoot skull for jackpot”, disco che conferma la validità di una label come la Waterdragon e lancia i Rite nell’olimpo delle stoner star…

Alessandro Zoppo

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