RODEO DRIVE – Morbid Beauty

Aspettavo da tempo l’occasione per poter parlare dei Rodeo Drive. La formazione berlinese che ho incontrato quasi esattamente un anno fa (il mio primo articolo dalla Germania, la mia prima intervista per Perkele) un paio di mesi fa ha finalmente pubblicato la sua prima uscita ufficiale. L’album si chiama “Morbid Beauty” ed è composto da 8 tracce. Sapevo che i ragazzi non avrebbero deluso le mie aspettative e sono proprio contenta di poter condividere il mio parere adesso che tutti possono rendersi conto di ciò di cui parlo. La proposta sonora spazia dal blues al jazz – la batteria è un caposaldo ideale di questo disco, sempre pronta a lanciare input che non sono scontati, complimenti – passando per un crocevia heavy e psichedelico. I richiami alle atmosfere lisergiche sono forti, così come la cadenza vintage (che abbraccia due o tre decadi) delle stonature e delle distorsioni. I tre componenti dei Rodeo Drive hanno fatto tutto ciò che dovevano per meritarsi una promozione completa (per quanto il mio parere possa valere) di questa prima uscita.
Non sto osannando senza ragion di causa: “Morbid Beauty” non è di certo un disco perfetto. La voce a volte sembra affaticata, la chitarra è sporca (grazie a Odino), l’artwork non mi piace. “Morbid Beauty” però ha qualcosa che manca a molte produzioni contemporanee: in questo album ci sono delle idee. Dietro al mero ascolto di ogni brano, si percepisce chiaramente l’idea: un lavoro creativo che – indipendentemente dalla sua durata dello sforzo – riesce a trasmettere il valore del contenuto.

In fede,
S.H. Palmer

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