SABIANS, THE – Shiver

Il 1991 fu l’anno di uscita di “Volume I”, opera d’esordio di una band del North Carolina chiamata Sleep. Il futuro fu molto roseo per quei ragazzi: i loro successivi lavori “Holy Mountain” e “Jerusalem” sono diventati dei capisaldi dello stoner rock e del doom più corrosivo, fondamentali ed influenti per generazioni di musicisti. Tuttavia, subito dopo l’uscita del primo lavoro, il chitarrista Justin Marler abbandonò il progetto per ritirarsi in un monastero ortodosso russo alla ricerca della propria spiritualità.
Conclusa l’avventura Sleep, Matt Pike ha proseguito riscoprendo le proprie radici metal con gli High On Fire mentre gli altri membri (Al Cisneros e Chris Hakius) hanno vissuto un lungo periodo di stasi. A sorpresa, lo scorso anno, Marler, dopo sette anni di pausa mistica, è tornato in pista proprio in compagnia di Hakius e coadiuvato da Patrick Huerta (chitarra) e Rachael Fisher (basso) ha dato vita ai The Sabians. “Shiver” è il secondo capitolo della loro saga dopo il debutto “Beauty for ashes” e focalizza ancora di più l’attenzione su una particolare forma di rock complessa ed elaborata: chi si aspettava una riproposizione dello Sleep sound rimarrà profondamente sconvolto…

La proposta dai Sabians infatti è un hard rock strutturato ed emotivamente intenso, eclettico e maturo, giocato sull’alternanza di svariati stili e registri: se l’iniziale “Sixteen-forty” strizza l’occhio allo stoner, brani come la splendida “One by one”, “Sweet misery” e “Bullet” ricordano il mood contorto ed oscuro dei Tool, mentre “Cold black river” è un gioiello di folk rock dal sapore orientale. Tra arrangiamenti progressivi ed una complessità di fondo che stupisce in pieno, emergono canzoni ricche di pathos come “Numb” (la cui struttura da ballad viene completamente stravolta da ruvide sterzate elettriche) e la psichedelica “Cannibal machine”. A sorprendere ci pensano anche le atmosfere notturne di “Spiders and flies” e i riff sabbathiani di “Broken circle”, atto di chiusura di un disco che coinvolge dal principio alla fine.

I Sabians sono quanto di più lontano si possa immaginare dall’universo malato degli Sleep, ma i fan del doom acido non disperino: “Shiver” è un concentrato di qualità ed intensità dalla classe immensa.

Alessandro Zoppo

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