SAMAVAYO – Soul Invictus

Per evitare dal principio sillogismi cornuti andrò a ritroso: questo album merita un 7, pieno. “Soul Invictus”, titolo sacrale di ricordanza liminare a metà tra Oriente e Occidente, è l’ultimo lavoro della band tedesca Samavayo – attiva ormai da parecchi anni – uscito per la Setalight Records nel 2012. Il disco è composto ufficialmente da dieci tracce – più qualche bonus track tra vinile e download – che spaziano nel territorio minato del rock/metal più progressivo (n.d.a. quando uso il termine progressivo mi riferisco all’accezione più vintage del termine, non ai cori di castrati tanto in voga negli anni ’80) che desertico. Tutte le canzoni sono strutturate in maniera armonica, la sezione ritmica si incastra nelle melodie vocali creando una rete solida su cui le chitarre scivolano, con nonchalance (in questo è accurata la scelta dell’incipit).
La seconda parte dell’album è calda. Dopo un inizio algido, preciso ma con mancanza di pathos (in principio “Mad Machine”, à la Maiden) le strutture si ammorbidiscono, l’orecchio si abitua. L’ascolto di “Soul Invictus” non è diretto. Il suono è moderno, questo è chiaro dalle prime battute: sonorità aperte (“Corrosive”, “You’re Killing Me”), si dispiegano rendendo la successione dei brani una sorta di scala verso una più sentita riflessività tra le frequenze (“Roozhaye Roshan”).
Sebbene non abbastanza sporco per i miei personali gusti (anche se su “Got the Blues” un brivido di piacere mi ha scosso, dal primo ascolto, risalendo per la schiena) e a volte tendenzialmente ammiccante – lasciatemi dire un po’ paraculo – “Soul Invictus” merita un ascolto attento. Non vi aspettate qualcosa da poter mettere su come colonna sonora easy della giornata. Le costruzioni chiedono un’attenzione particolare, per non chiudere tutto al terzo brano.
Nota di merito: non è facile riuscire a incorporare influenze così diverse senza diventare citazionistici. Nota di demerito: i Samavayo devono accendere il fuzz.
A fronte di tutto ciò ho precisato in testa che il disco merita un 7 pieno.
Per non incappare in errori di lettura.
Brano consigliato: “Torture of the Guns”.
Brano caldo: “Got the Blues”.
Brano mistico: “Roozhaye Roshan”.
E beccatevi il video di “Nightmare”: www.youtube.com/watch?v=a2ek1pO4UfU

In fede,
S.H. Palmer