SHITFIRE – It runs deep

La definizione stoner doom sta molto stretta agli Shitfire, band americana che dietro un artwork piuttosto brutto cela numerose rivelazioni. Innanzitutto una complessità compositiva non indifferente (se solo trovassero qualche soluzione melodica in più sarebbero già dei mostri). In secondo luogo una capacità d’esecuzione che spiazza per dinamismo, compattezza ed eterogeneità. Perché gli Shitfire partono dal classico riff cupo di stampo ‘sabbathiano’, ma sanno evolversi in trame intricate e possenti, sempre sorprendenti e mai banali.C’è un po’ di tutto in “It runs deep”. Ci sono la forza del doom, l’aggressività dell’heavy psych, un certo manto depressive dark, il disagio dello sludge core. E arma non da poco, c’è quell’urgenza sia fisica che cerebrale che band come Mastodon e Neurosis hanno introdotto al mondo metal intero. Jay (voce e chitarra), Roddy (chitarra), Alan (basso) e Mike (batteria) sono bravi nel miscelare con la giusta grazia questi elementi e nel tirar fuori autentiche sassate come l’opener “River rails” e l’avvolgente “The shiv”. La sezione ritmica gioca un ruolo fondamentale nel sostenere il lavoro affilato e ossessivo delle due chitarre, anche quando i toni si abbassano ed emergono gioielli cinerei quali “Catapult” e “One hitter” (psych doom di prima scelta) o “Walchucks”, i cui break psichedelici sono godimento assoluto per le nostre orecchie.
La gabbia delle classificazioni svanisce dinanzi ad una band del genere. Forti di una tecnica che permette di variare spesso e volentieri tema e registro sonoro, gli Shitfire valicano nuovi orizzonti ed aprono interessanti prospettive. Alla prossima uscita potremo avere un gruppo ancora più maturo ed innovativo. Avanti così.

Alessandro Zoppo

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