SIENA ROOT – Far From The Sun

Hard rock, psichedelia, blues, progressive. Era difficile ripetersi dopo un avvio incoraggiante (“A New Day Dawning”, 2004) e un secondo album bellissimo come “Kaleidoscope”, uscito nel 2006. I cambi di line up (soprattutto l’abbandono della vocalist Sanya) e le elevate aspettative non hanno affatto intaccato la qualità e la grazia dei Siena Root, uno dei migliori gruppi attualmente in circolazione. “Far From the Sun” è il loro nuovo album, edito dall’attenta Transubstans Records, etichetta costola della Record Heaven che ci sta regalando ottime vibrazioni (in catalogo Abramis Brama, Burning Saviours, First Band From Outer Space, Graveyard, Svarte Pan, Lucifer Was). E proprio in questo filone i Siena Root si inseriscono. Un hard rock acido e imbevuto di atmosfere d’antan, capace di rievocare quello spirito libertario e colorato che gli anni ’60 e ’70 ci hanno lasciato in eredità.Nove tracce che sono un tributo a quel tipo di sound, senza mai risultare stantio o demodé. Ritmiche in fiamme, esplosioni di Hammond, riff tirati a lucido, vocals melodiche e vigorose. L’unico neo è la perdita di centro di alcune composizioni (la conclusiva “Long Way From Home” ad esempio, eccessiva nei suoi barocchismi), tuttavia “Far From the Sun” scorre forte e senza alcun intoppo. “Dreams of Tomorrow” è un avvio folgorate, hard rock a cinque stelle che prende da Led Zeppelin, Leafhound, Captain Beyond, Mountain e Uriah Heep con personalità e convinzione. “Waiting For the Sun” è una delizia per le orecchie che si muove solare tra Oriente e Occidente, “Time Will Tell” e “Two Steps Backwards” intensi macigni dal groove forsennato. Così come “Wishing For More” e “The Break of Dawn”, quest’ultima una vibrante strumentale che declina i Jethro Tull in salsa heavy psych.
Spiccano per le trame elaborate la travolgente “Almost There” e la meravigliosa “The Summer is Old” (brano cardine del disco), lunghi pezzi che esaltano le capacità tecniche ed esecutive di Sartez (voce, chitarra), KG West (chitarra, organo), Sam (basso) e Love (batteria). Quattro freaks che si muovono delicati in un universo volgare come quello di oggi. Possibile che siano stati congelati per 35 anni?

Alessandro Zoppo