SIX RED CARPETS – Nightmare + Lullabies

Come cambiano i tempi: se ci trovassimo nei mid nineties i Six Red Carpets non avrebbero grossi problemi per diffondere il loro indie-psichedelico, e invece succede che riuniscono i due EP “Nightmare” e “Lullabies” in un unico album completamente scaricabile corredato di artwork, offrendolo a partire dall’autoproduzione.L’operazione del gruppo milanese va artisticamente a buon fine, perchè se è vero che il momento di gloria di questa parte del rock alternativo sembra aver oltrepassato il suo apice, altrettanto sinceri e degni di menzione sono i contenuti, a partire dall’intro brumosa di “The Waeaver Call”. “Twenty Two an The Charm of Gravity” e “Here’s to the Nightmare” sono spigolose/lineari versioni dei Sebadoh con una forte attenzione alle linee vocali, così come le colorate “Deep Down in Water” e “Bring Me Noise” lasciano trasparire – oltre ai Radiohead e i Motorpsycho meno hard – dei pastosi riferimenti alla psichedelia sixties.
La sfuggente “Words Forgetting, Words Forgot”, le varie “Fall Asleep”, “Run Over Free” e “The Dream of Billy Kite” palesano l’influenza di Pavement, Kula Shaker, Gomez e Karate, mentre “Angel’s Vanity” (con una linea vocale forse sottratta ai Police) è uno dei pezzi più incisivi, soprattutto quando i nostri optano per controllate burrasche chitarristiche.
“Vanilla Scent” e “The Dream of Billy Kite” con archi, arpeggi, piano e arrangiamenti psych, non sono altro che godibilissime ballate underground, cento volte meglio di sterili iper produzioni metallose e/o post-alternative (parliamo sempre di quelle imposte dal mercato). Buon disco nel complesso.

Roberto Mattei

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