SKYWISE – Cold Cold Earth

Ossessive sfumature di grigio inquinano il nero degli Skywise. Il sound della band romana, giunta al terzo capitolo discografico ‘Cold Cold Earth’, muta pelle e si immerge nei meandri di un metal psichedelico contaminato dall’aura criptica e senza respiro del post core, etichetta di comodo usata per definire il magma partorito da titani come Neurosis e Cult of Luna. Il doom dalle vibrazioni stoner di ‘Morning Star’ (2001) e ‘Give the Devil His Brew’ (2004, uscito ufficialmente nel 2008) si fonde così con ritmiche sincopate, costruzioni sonore misteriose e un malessere di fondo portato alle luce dalle vocals esasperate di Francesco (anche al basso).Un cambio di rotta che premia il gruppo, a proprio agio con questo stile scuro, malinconico, apocalittico e suadente. L’iniziale “Ave Atque Vale” porta avanti un riff claustrofobico che penetra sottopelle con il suo fare incendiario. “Devil’s Bargain” gioca sulle atmosfere create da inquietanti synth, squarciate dalle chitarre monolitiche di Emiliano e dal drumming marziale di Ennio. Il crescendo conclusivo è un’esplosione che lascia davvero attoniti. E precede il breve momento di passaggio della title track e “But the Earth Was Hollow”: dieci minuti di spaventosa intensità, durante i quali l’aria si ferma e il centro della terra si spalanca sotto i nostri piedi. “Raise the Dead” chiude il lavoro riportando alle dense e fumose sensazioni stoner doom dei primi due album, un oscuro incedere che sembra evocare una liturgia di morte e resurrezione.
Da ricordare un passaggio necessario: ‘Cold Cold Earth’ è auto prodotto dagli Skywise e può essere acquistato soltanto on line dal sito della band. Scelta coraggiosa, da premiare senza alcuna remore.

Alessandro Zoppo