SKYWISE – Give The Devil His Brew

Abbiamo aspettato quattro anni ma ne è valsa la pena. Gli Skywise sono stati uno dei primi gruppi italiani a cimentarsi con le aspre e fumose sonorità stoner doom. Un pugno di demo, poi il folgorante “Morning Star”, esordio edito nel 2001 da Daredevil Records. Passa il tempo e nel 2004 giunge la notizia del tanto atteso secondo album, “Give the Devil His Brew”. Problemi personali e cambi di line up ne fanno però slittare l’uscita, tanto che il lavoro arriva alle nostre orecchie soltanto oggi. Tra l’altro tramite una forma distributiva particolare, poiché è possibile scaricare i due dischi dal sito della band. Tanta attesa non poteva che essere premiata perché questo dischetto riassume al meglio lo spettro sonoro heavy psycho doom.Ora gli Skywise sono un trio formato da Ennio (batteria), Francesco (basso, voce) e Emiliano (chitarra). Il tempo passato non ha comunque intaccato la freschezza di quanto proposto, bollente oscuro alcolico psichedelico e mefistofelico rock. Due song che rendono alla perfezione l’idea (e riprendono lì dove lasciava “Morning Star”): gli undici minuti della tenebrosa, flippata “Digging Our Own Grave” e gli otto della minacciosa “Magic Lanter”, dominata da chitarre mastodontiche. Pigiano sull’acceleratore (direzione Orange Goblin) l’indemoniata “Lonely Ride” e la pachidermica “6 Devils”, mentre l’iniziale “No Words to the (Sky) Wise” è una deliziosa strumentale carica di groove. “A.O.T.S.Q.” cita divertita le regine di Josh Homme (primo periodo, ovvio), “A Fool’s Warning” travolge con impeto drogato, la conclusiva “Into Thick Air” è trainata da un fuzz straniante e misterioso che lascia attoniti.
“Give the Devil His Brew” è l’album che volevamo dagli Skywise. Ci auguriamo soltanto di non dover attendere altri quattro anni per il prossimo capitolo discografico (che si preannuncia più oscuro e maturo, in direzione Earth/Cult of Luna/Khanate). Non vediamo l’ora.

Alessandro Zoppo

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