SMALL JACKETS – Play at high level

Prima uscita in casa Go Down Records (nuova etichetta che ha edito anche “The light album” degli Ojm) e primo grosso colpo. Gli Small Jackets sono un gruppo strepitoso e il loro disco di debutto lo conferma in pieno. Hard rock’n’roll di grandissimo spessore per una band che formalmente è nata nel 2000 ma i cui membri sono ormai in giro da molto: il drummer Denny Savanas è impegnato da tempo con Paul Chain, il chitarrista David Piatto era negli storici Rebels Without A Cause, il singer Lu Silver è un ex Thee Hairy Fairies e il bassista Rob milita nei Sartana.
Hard rock dicevamo e di pregevolissima fattura, ispirato a colossi come Led Zeppelin, Humble Pie, AC/DC, The Stooges e Grand Funk Railroad. Senza ovviamente dimenticare l’influenza dello scan rock di Hellacopters e Gluecifer. Quel che ne esce fuori è un mix agghiacciante per freschezza, spontaneità, vigore e potenza. Derivativo quanto volete ma coinvolgente dall’inizio alla fine! Trentacinque minuti che volano via in un batter d’occhio, proprio come trangugiare una birra ghiacciata in piena estate. Simile è anche la sensazione: godimento per il refrigerio e giramenti di testa per l’energia scaturita…

Idealmente “Play at high level” può essere diviso in due parti, tra le quali fa da spartiacque “Extra miles”, furiosa strumentale in pieno stile Motorhead. Nella prima fascia troviamo brani goderecci, orecchiabili e libidinosi come l’iniziale, viscerale “Ranch’n’roll” e l’avvolgente “Tell me baby” (vi ritroverete a canticchiarla senza neanche accorgervene!). Stesso tiro travolgente vale per “I don’t know why” e “No more time”, brani caratterizzati dall’ugola versatile di Lu Silver (un incrocio tra Bon Scott e Mark Farner…il che è tutto dire!) e dalle fughe inacidite di chitarre e ritmiche.

La seconda sezione continua a vincere e convincere: melodie azzeccate, chitarroni in primo piano e un groove che lascia a bocca aperta. Basta ascoltare l’aggressività soul di “Jones comin’ down” (ripresa dal repertorio dei Rebels Without A Cause), l’impatto in pieno regime AC/DC di “Stop this fucking bore”, le spore psichedeliche della ballad “If you stay” e i sapori settantiani della conclusiva, zeppeliniana “Let’s start playing”.

“Play at high level” è un insieme di emozioni primitive che riporta ai vecchi tempi del rock e che fa degli Small Jackets un nome di punta della scena tricolore.
Come si dice in questi casi… It’s only rock’n’roll but I like it!

Alessandro Zoppo

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