SURTR – Pulvis et Umbra

Surtr, gigante del fuoco della mitologia norrena: “il Nero”. È con questo nome che si presenta il trio doom francese composto da Jeff Maurer, Julien Kuhn e Régis Beck, pronti, come il gigante mitologico, a dare fuoco al mondo. “Pulvis et Umbra” non lascia alcun dubbio su ciò che porterà al vostro ascolto, sette tracce puramente doom, qualcosa che adorerà chiunque venera i grandi classici come Count Raven, Saint Vitus o Candlemass, senza contare una leggera matrice che ricorda i Bathory, inni pesanti e glaciali, in puro accordo con il riferimento alla mitologia da cui prendono nome.Il disco si apre con “Rise Again”, pezzo che sembra suonato da tre giganti nordici: pesante, opprimente, poi improvvisamente incalzante, ma sempre mantendendo magistralmente l’animo in balia di una strana miscela di epicità e doom che si fa accompagnare da ottimi riff granitici. “Three Winters of War” è meno dinamico rispetto al precedente ma ha chiaramente la funzione di inno piuttosto incattivito da una buona linea vocale, mentre “Sonic Doom” torna a far andare avanti il disco piacevolmente, con buone accelerazioni che si stroncano per tornare ad un’atmosfera plumbea. “The Call” non colpisce particolarmente: una buona prova che sa molto di già sentito. Di ben altra pasta “Rebellion”, nella quale le linee vocali sono disperate e funeree quanto basta perchè l’effetto opprimente del brano abbia ragione di esistere, questione sottolineata dalla rallentata e vibrante chiusura, che si sposa a pennello con “I Am the Cross”, lenta ma violenta e dalle linee vocali molto più concentrate sul growl rispetto alle precedenti. “Fred Karno’s Army” è la song più lunga di tutto il lavoro e rappresenta un’ottima scelta per la conclusione. Il basso determina l’inizio di un innalzamento di dinamiche caratterizzato dal riempimento di un autentico muro di suono da parte sopratutto della chitarra e dell’uso pestato dei piatti da parte del batterista, per poi fermarsi di colpo alla fine del pezzo.
La durata non eccessiva dei brani ha sicuramente influito nel non rendere noioso e scontato “Pulvis et Umbra”, opera che comunque si rifà a sonorità molto classiche.
Se il doom metal più tradizionale non vi stanca mai, i Surtr sono la band che fa al caso vostro. Doom on!

Gianmarco Morea

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