SWITCHBLADE – Switchblade

Oscuro e riflessivo, malinconico e rabbioso, tutto giocato su contrasti di chiari e di scuri è il disco d’esordio degli Switchblade. Dopo aver apprezzato Isis e Keelhaul potrebbero essere loro la next big thing del sempre più affollato mondo perverso del cosiddetto postcore. Definizione un po’ limitante se si pensa all’eclettismo profuso in questo lavoro da Anders Steen (basso e voce), Johan Folkesson (chitarra) e Tim Bertillson (batteria). C’è dentro infatti tutta l’ossessività di scuola Neurosis/Isis, aperture dilatate in pieno stile psichedelico, qualche riff che strizza l’occhio allo stoner ma soprattutto una patina soffocante che si divide tra il tetro (l’artwork è eloquente a tal proposito) e l’epico.
Composizioni lunghe, senza titoli (se non una scarna numerazione), che convergono verso nuove soluzioni sonore in cui il continuum è più della somma delle singole parti. Una Gestalt che sembra procedere all’infinito e se questa scelta è senza dubbio coraggiosa si rivela anche la vera camicia di forza dell’opera. Giungere alla conclusione del dischetto senza un minimo cenno di stanchezza è impresa ardua, anche per le orecchie più abituate a questo tipo di sonorità. In futuro ci auguriamo una maggiore elasticità sotto tale punto di vista, considerato che l’atmosfera di sospensione nervosa ed elettrica del quarto pezzo porta verso uno spiacevole tracollo nervoso. Molto meglio invece quando si arriva subito al sodo, tramite crude deflagrazioni strumentali (le prime due e la quinta traccia) o inquietanti andirivieni psych (brano numero tre, il meglio riuscito, con vocals isteriche che fanno capolino sul finire).

I quasi tredici minuti del pachiderma che conclude il disco sono infine la summa del sound targato Switchblade: inizio lento e quasi liquido, da trance ipnotica, crescendo continuo, esplosione liberatoria, ronzii assordanti e vocalizzi urlati che non concedono nulla alla melodia. Ma in fondo questi sono gli Switchblade: eccessivi, meccanici e asfissianti. Come si dice in questi casi, prendere o lasciare…

Alessandro Zoppo