T.H.U.M.B. – Primordial Echoes for Modern Bigfoots

Il super stoner torna all’assalto con “Primordial Echoes for Modern Bigfoots”, atteso ritorno dei trevigiani T.H.U.M.B. a ben sei anni dallo scioglimento. Una reunion insperata per il power trio che in passato ci aveva deliziato con album drogati e irsuti come “Overloaded Rock’n’Roll” e “Lunar Flight”. Paolo ‘Bokal’ (basso, voce), Luca ‘The Zmudah’ (chitarra, voce) e Lisa (batteria) sono sempre gli stessi, fautori di uno stoner granitico, imbastito a dovere con infiltrazioni space, cannonate rock’n’roll e vibrazioni Seventies. La registrazione è sporca e garage, tuttavia non si dà molto peso a quest’aspetto: qui contano le canzoni, che restano polverose, monolotiche, allucinatorie.Bordate stoner rock che fanno gelare il sangue nelle vene (“Inconsistence”, la bellissima “Superlover”, “Pietrosaurus”), arditi e melodici passaggi boogie (“Road Song”), intermezzi acustici da sbronza al bar (“Lived Narrow”), bizzarre zuffe western stoner (“East Clintwood”). Tutto ciò erano e sono i T.H.U.M.B., propulsori incontenibili della psichedelia heavy. Passaggi lavici di marca sabbathiana (“Monstergods”) e aperture lisergiche ossessive (“Into the Deepest Green”) conducono fino alla commovente cover di “Wear It Out “, dal colosso “Dope Deal” dei mai troppo compianti 500 Ft of Pipe: pura archeologia heavy psych. Il finale epico (“Reaching the Afterglow”) e dopato (“Stonebridge Deluxe”) congeda con la grazia di un mammut da questo universo monolitico e cavernoso.
Se il moderno uomo bigfoot è alla spasmodica ricerca di viaggi stoner psych, ecco la ricetta ideale per soddisfarne gli umori.

Alessandro Zoppo

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