TANDOORIS, THE – Walking blind

Dopo l’exploit degli ultimi splendidi lavori di On Trial, Baby Woodrose e Gallery Of Mites la ripresa di suoni garage non sembra voler finire, anzi, si arricchisce di raffinatezze e sfumature. Questa volta ad essere protagonista è l’Argentina, paese di provenienza dei Tandooris, trio giunto all’esordio su No Fun Records dopo aver preso parte a varie compilation garage rock sud americane.
L’esplosione di colori psichedelici che emana questo “Walking blind” riporta alla luce un genere che ormai tutti credevano sepolto: ma se le peculiarità del garage sono i suoni ruvidi e pastosi, i Tandooris affinano maggiormente la loro proposta grazie ad arrangiamenti curati, una produzione pulita (fin troppo…) e un’abilità compositiva che abbraccia il beat ed evoca fantasmi beatlesiani. Una dozzina di canzoni eseguite alla perfezione da Darìo Georges (chitarra, voce), Juan Bordòn (basso) e David Gutierrez (batteria e percussioni), i quali impreziosiscono il tutto anche grazie all’utilizzo del photosizer, particolare sintetizzatore fotosensibile usato per la prima volta nella realizzazione di questo disco.

Ecco allora sbucare fuori matasse garage psych dal bagliore accecante come “You complain to much”, “I see pixelations” e “Two bells”, piccole pepite (il richiamo ai “Nuggets” è più che evidente…) dove emerge il gusto dei tre per fuzz guitars, melodie zuccherose e sapori sixties. Ma i Tandooris non sono solo questo: l’ottima vena che li contraddistingue viene allo scoperto attraverso l’irruenza punk di “Head held high”, gli inserti di armonica di “Can’t be undone” e le focose partiture d’organo di “Tell me if you love me”. Insomma, un amalgama che affascina per la sua freschezza e il suo gusto retrò.

Nessun amante di sonorità vintage deve farsi scappare questo “Walking blind”, soltanto un capolavoro come “Sweeter & higher” ne vale l’acquisto…

Alessandro Zoppo

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