THE BLUES AGAINST YOUTH – You Said I Praise the Devil?

Gianni è un fenomeno. È una personalità. Quando lo vedi in concerto (è facile, basta girare nei peggiori bar d’Italia e d’Europa, che non sono quelli di plastica della pubblicità ma veri e propri luoghi di incontri/scontri ad alto tasso alchoolico), ti fa stare bene. Suona tutto contemporaneamente e con una facilità che riappacifica con il mondo. È un amico di bevute insomma. Uno a cui puoi confidare che la tua donna ti ha fatto incazzare e che il tuo datore di lavoro è uno stronzo. A quel punto lui ti presenterà un rimedio efficace: il blues. E parlando del diavolo, usciranno corna, coda e forcone. Come nell’ultimo EP targato The Blues Against Youth, “You Said I Praise the Devil?”. In quattro pezzi (tre originali ed una cover di Merle Haggar, 1968, non una roba per bambini), Gianni ti snocciola la sua visione della vita e della musica.Hai detto che canto le lodi al diavolo? Vero. Ma il diavolo è l’amico sfortunato, il povero diavolo, appunto, che non veste dandy e non inganna più nessuno, ma un compagno di strada del profondo sud americano. Come è un povero diavolo il tizio di “Die with the Rat in Your Mouth” che finisce la sua festa non come re della notte ma come re della fogna. Profuma di tabacco da masticare e sedie a dondolo all’imbrunire “Mama Tried”, che affaccia la testa sugli stessi incroci visitati da Robert Johnson e si riallaccia alla conclusiva e un po’ presa per il culo dei comportamenti individuali sui social network “Would You Pleae Click You Like Me?”, che con il suo basso profilo voce e chitarra sembra uscire dalle radioline Anni 60. Dal passto prossimo al futuro retrò, tutto torna, come il diavolo, che non è poi così brutto come lo si dipinge.

Eugenio Di Giacomantonio

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