THE BODY – I Shall Die Here

Instancabili The Body, duo americano composto da Lee Buford alla batteria e Chip King alla chitarra e voce. Dopo l’ottimo “Christ, Redeemers” del 2013, ritornano con un nuovo full-lenght intitolato “I Shall Die Here”. Frutto di una collaborazione con Bobby Krilc, producer di musica elettronica, più noto con il moniker di The Haxan Cloak, autore di una delle migliori release dell’anno passato, “Excavation”. L’album non è di quelli facili da digerire, come le precedenti uscite di entrambi gli artisti, e sembra anche avere un filo conduttore con i precedenti lavori, la fortissima componente cinica e misantropica, un suono da fine dell’umanità. “To Carry the Seeds of Death Whitin Me” parte subito all’assalto con tonnellate di campionamenti frantuma timpani che lasciano appena filtrare uno screaming allucinato. “Alone All the Way” è un affresco inquietante, scandito da una batteria marziale e dalle urla imperterrite, con un finale che calzerebbe a pennello in un rituale orgiastico. In “Hail to Thee, Everlasting Pain” predomina la componente elettronica, con un basso deciso e pulsante e dei synth sinistri che con l’immancabile screaming tombale danno vita a quello che sembra la colonna sonora di un esorcismo. “Our Souls Were Clean” si tiene sempre su questo sentiero rincarando la dose. Chiude “Darkness Surrounds Us”, che comincia con un violino fantasmatico e sbilenco la cui atmosfera viene squarciata da rumori ambientali fino all’esplodere di un riff di chitarra gargantuesco e della catarsi finale, una summa di quello che abbiamo sentito lungo i quaranta minuti scarsi di “I Shall Die Here”. Un disco che più che musica sembra un manifesto dell’orrore e delle aberrazioni che ci circondano, che non da un attimo di tregua e raggiunge lo scopo di “torturare” l’ascoltatore. Uno delle uscite più agghiaccianti di questo 2014.

Giuseppe Aversano

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