THE DALLAZ – Dirt Dealer

Dopo la bella prova al Perkele Fest Vol.II al Sidro Club di Svignano sul Rubicone i The Dallaz tornano in scena con “Dirt Dealer”, un concentrato di riff assassini e grandi melodie. A partire dalla copertina in stile american comics del grande Kabuto, i nostri hanno dedicato grande impegno alla realizzazione del progetto e questo risulta chiaro in ogni sfumatura: registrazione live in studio per preservare il feelin’ good, produzione compatta e soprattutto una scrittura compositiva che abbraccia quella che comodamente è stata definita First Wave of Italian Stoner Rock. I riferimenti alle band americane ci sono e non sono celati anche se il tutto viene masticato e risputato da perfetti spacciatori di roba buona! Qualche vecchia conoscenza del primo EP “Ozium Idol” rispunta fuori con una veste nuova, come la fumanchana “FurGone”, strepitosa nel titolo e nello sbatterti in faccia tre minuti e mezzo di sintesi hard Seventies, e la conclusiva “Losers”, post blues alla Roachpowder con tanto di chorus da corna al cielo. Nel mezzo troviamo riuscite evaporazioni del verbo Daredevil con “I Do Nothig”, “Octopussy” e “Ridin’ in My Mind” e ruspanti anthem carne e patate come “I Want Speed”, “Eye of the Wolf” e “Bringing Back the Dead”, dove risulta meglio allestita la nuova line-up della band e l’alternanza di voci tra un pezzo e l’altro funziona alla grande. Non solo. Ad accompagnare i nostri ci sono ospiti graditi e featuring speciali, come l’armonica più slide guitar nella southern cult “Travellin’ Blend” e i samples vocali presi da film Sixties che danno uno bella patina di polvere al tutto.
Di fronte a lavori di questo calibro viene da chiedersi perché una band come i Dallaz non sia nel rooster di etichette come Small Stone, Tee Pee o Meteorcity, gente che ha speso più di una decade a pubblicare un suono heavy american roots con band come Atomic Bitchwax, Nebula, Karma to Burn e Unida. Ma noi, dalla bassa, ce ne fottiamo e facciamo nostro il motto di Mr. Frazzy: “Più rinfrescante del Tea Lipton, più indurente di una confezione famiglia di Viagra… The Dallaz!!”. Uh yeah!

Eugenio Di Giacomantonio

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