THE DECLINE EFFECT – The Decline Effect

Una interessantissima unione di feeling blues, spirito hardcore e cuore stoner è il primo disco omonimo di The Decline Effect, nuovissima band di Dirty Dave dei Glasspack in combutta con i fratelli Abromavage agli strumenti a corda e con Jae Brown alla batteria e percussioni. Sin dalle prime note si intuisce che saranno letteralmente mazzate sui denti. Niente fronzoli, niente ellissi psichedeliche, niente ripensamenti. Solo duro e crudo rock’n’roll. Avevamo lasciato il vecchio Dirty Dave in compagnia di Jim Beam and Good Green, ma stavolta il dolce sciacquabudella è in proporzioni raddoppiate. Tanta è la rabbia e l’energia sparata fuori dalle casse che per tensione e spirito antagonista vengono in mente Sick of It All, Black Flag e Suicidal Tendecies, tutto filtrato attraverso un cottura southern al sole di Louisville. Inoltre, emerge quella cura nel trattare la materia rock con pesanti addizioni blues che fa pensare a band come Five Horse Johnson, Clucth e Dixie Witch. L’uno/due iniziale di “Swine” e “Divide & Conquer” ricorda l’esordio degli Off!, altro gruppo che vede nella formazione menti psichedeliche virate alla straight opposition. “Serpent to Stay” e “I.N.S.” (quest’ultima va a cercare gli Iron Maiden di Paul di Anno) flirtano con un riff metal così come lo si poteva forgiare a metà anni Settanta. Vengono chiamati in causa anche i padri fondatori di tutta la musica heavy da 40 anni a questa parte, i Black Sabbath, con “Sleeping Giant” ma è solo un accenno poiché l’album è talmente compatto e ricco di suggestioni che i tributi devono durare il battito di una canzone. 30 minuti di musica per 9 canzoni determinano una sintesi perfetta. Onore alla neonata 28:48 Records di Tom Haile che ha avuto il merito di pubblicare un disco bello e radicale investendo in produzione e distribuzione. DIY is the law!

Eugenio Di Giacomantonio