THE GRAND ASTORIA – Punkadelia Supreme

“Punkadelia Supreme” è proprio un bel disco. Prova del fuoco della band sovietica The Grand Astoria (da San Pietroburgo, con rumore), l’album è una mistura ben pensata di folk, rock e psichedelia. Il lavoro è composto da 13 tracce –ascoltabili sul profilo Bandcamp della formazione. Le chitarre. Sono le chitarre a fare la differenza in questo lavoro, dal retrogusto anni Novanta (la voce, le atmosfere). Il suono distorto si alterna in due sfumature principali vigorose. Convinte. Il taglio risente (passatemi il termine) degli influssi del rock e del metal classico, ma possiamo passarci sopra, in quanto il tutto è rielaborato con stile e stomaco. Un paio di idee ricordano piacevolmente i Butthole Surfers di “Independent Worm Saloon”: niente di particolamente diretto, solo la voglia di risentire questo disco dopo un paio di canzoni di “Punkadelia Supreme”.
La title track (traccia numero quattro del lavoro) è completa e ciclica. Una canzone uroboro. I richiami sono vasti e il movimento del pezzo riassume l’andamento generale dell’album. Anche qui, le chitarre sono protagoniste indiscusse della scena. Quando mi riferisco ai Novanta che sento nei Gran Astoria, intendo quelli meno sulla cresta dell’onda… Helmet e Heatmiser. Perché no.
L’overture psichedelica, però, culmina in “Space Orchid vs Massive Drumkit”: quello che riescono a fare questi ragazzi, è concentrare le proprie influenze e capacità, fondere il punto di vista progressivo con la distorsione basilare, lasciando ben impresso una sorta di marchio di fabbrica sonoro, di approccio (comunque) fondamentalmente moderno.
Brano consigliato: “Slave of Two Masters”.
Brano mistico: “Space Orchid vs Massive Drumkit”.
Brano orecchiabile: “Dropping Aitches”.

In fede,
S.H. Palmer