THE LONE CROWS – Dark Clouds

Le nuvole nere evocate dal titolo del secondo album dei The Lone Crows sono fuorvianti. Qui splende il sole. Un sole southern classic rock. O forse il titolo si riferisce alla musica nera, soul & funk, che spesso viene a sporcare il cielo hard dipinto soprattutto dalla limpida chitarra di Julian Manzara. Prendiamo “Anger”: se vi dicessero che è un outtakes di Santana del periodo “Abraxas” ci credereste. E “Out of Time” è squisito Steppenwolf sound portato nel Rio Grande a bagnarsi tra quei barbuti degli ZZ Top. Non è puro citazionismo. I quattro di Minneapolis hanno fatto un semplice ragionamento: “Se dobbiamo fare rock, facciamolo al meglio”. E da quarant’anni a questa parte riconosciamo le perle che questa musica ha generato. Indiscutibilmente. I Lone Crows vogliono continuare la tradizione. Scrivere belle canzoni che facciano da colonna sonora a ragazze che si spogliano (“On That Day”), per dondolarsi sopra un’amaca con le budella piene di tacos e cerveza (“Dark Clouds”), per premere il pedale dell’acceleratore come se non ci fosse un domani (“Next Thing I Know”). Seguono la scia di entità moderne come The Muggs, bravissimi ed esemplari nel preservare la tradizione arricchendola, e Natural Child che prendono le infatuazioni rollistoniane del blues e ne fanno cosa propria. Nel triangolo il vertice più cool & dirty lo riempiono proprio i Lone Crows con i ritmi più densi, più lenti, più legati ad Isaac Hayes che una band rock possa mutuare. Nell’estate che verrà non mancate di farvi un paio di cannoni con questo disco. Le nuvole nere se ne andranno.

Eugenio Di Giacomantonio

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