THE PROPHECY – Salvation

I The Prophecy sono una band inglese attiva da inizio secolo e con “Salvation” giungono al loro quarto lavoro. Il gruppo è dedito ad un sound malinconico figlio di quell’ondata gothic e death doom che esplose proprio nella terra d’Albione nei primi Anni 90 e rese celebri acts quali Anathema, Paradise Lost e My Dying Bride (cui si aggiunsero poi – in altri paesi – i vari Type O Negative, Celestial Season, Winter, Katatonia, The 3rd and the Mortal, The Gathering e molti altri). “Salvation” denota un’attitudine per certi versi progressive poiché la band mostra la voglia di esplorare e staccarsi dagli abituali canoni del genere. Questo aspetto porta i quattro a ridurre notevolmente l’elemento death, presente solo sporadicamente in alcuni riff ed in accenni growl, avvicinando il sound in certi frangenti ad una sorta di psichedelia intimista – seppur quest’ultima appaia non essere un’influenza primaria nella loro scrittura.I Prophecy sono capaci di creare brani articolati dove mostrano un ottimo background ed una certa attenzione al songwriting. Operazione parzialmente riuscita perché la band si ostina spesso e volentieri nel dilungarsi troppo, rischiando di apparire ripetitiva. Ne scaturisce un full lenght di 5 brani di lunga durata e come suggeriscono i nomi delle stesse canzoni, un lavoro malinconico, intimistico e riflessivo. Lo spettro sonoro sembra riportare ai Pink Floyd, al sognante sound di Canterbury, agli Anathema, ai My Dying Bride e anche a certi Opeth più sommessi. La vena doom è dunque presente a tratti rispetto ai loro lavori precedenti. “Salvation” è un album riuscito a metà: grandi potenzialità e ottime idee, ma un forte senso di incompiutezza. Merita comunque l’ascolto, soprattutto per gli appassionati di questo tipo di sound.

Antonio Fazio

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