The Telescopes – Exploding Head Syndrome

The Telescopes, dal 1987 beyond the realm of natural vision. Exploding Head Syndrome, undicesimo album in studio della creatura psichedelica di Stephen Lawrie (il terzo per la tedesca Tapete Records), è stato registrato in perfetta e contemplativa solitudine nelle campagne del West Yorkshire.

Gli otto brani che lo compongono, tutti diversi tra loro eppure così amalgamati l’uno all’altro, descrivono la cosiddetta sindrome della testa che esplode, un disturbo del sonno teorizzato nel 1920 da Robert Armstrong-Jones e caratterizzato dalla percezione di rumori improvvisi appena ci si sveglia o quando si è sul punto di addormentarsi. Ne sono colpiti un giovane americano su cinque, secondo un recente studio della Washington State University di Pullman.

Le cose strane che succedono mentre dormiamo e quelle sensazioni da “sogno o son desto?” hanno ispirato Lawrie, scaltro indagatore della mente umana, che le ha messe in musica noncurante di tendenze e mode dominanti. Suonano lontani i tempi acidissimi di Taste e Third Wave: in questo caso siamo immobilizzati da composizioni lente e cadenzate, dolci e avvolgenti, una trance sonora che sbalordisce per equilibrio e compostezza.

Malinconico e allucinatorio, melodico e destabilizzante, questo lavoro dei Telescopes è come uno strano campo magnetico che mette in discussione ciò che crediamo di sapere sul concetto di rock psichedelico. Ci sono il minimalismo e la “forma canzone rock” da una parte, i feedback asfissianti, i loop, i drone e le (apparenti) dissonanze dall’altra. Ma la verità è che Exploding Head Syndrome esprime una soavità fuori dal comune, come quella piacevole sensazione di spossatezza che si vive dopo aver raggiunto un obiettivo importante.

Lo raccontano la gravità che ci schiaccia in All the Way Around (Tout est dans le moment) e Don’t Place Your Happiness in the Hands of Another (un monito significativo nel mondo farabutto di oggi: occhio al video diretto da Little Lens Videos su YouTube), la bellezza ammaliante di Everything Turns Into You (dai sapori East meets West) e Until the End.

Nothing Was Held è addirittura una delle canzoni più belle mai scritte da Stephen Lawrie, che sta vivendo un periodo davvero prolifico (nel 2017 sono usciti As Light Return e Stone Tape), segno che la scelta di accantonare la freakiness estrema per un approccio più emozionale paga sempre in termini di qualità.

Exploding Head Syndrome è la conferma di quanto di buono visto all’Eindhoven Psych Lab 2015 e di ciò che gusteremo nel tour europeo che ci aspetta con quattro date in Italia: il 10 marzo al WoPa Temporary di Parma, l’11 al Fanfulla di Roma, il 12 al Titty Twister di Firenze e il 13 Sound di Teramo.

Alessandro Zoppo