THUNDERSTORM – Faithless soul

Attesissimo ritorno quello dei Thunderstorm, paladini nostrani del doom più epico ed incontaminato. La band guidata dal carismatico Fabio “Thunder” Bellan (voce e chitarre) si ripresenta sulle scene dopo il successo underground e l’approvazione oltre i confini di ottimi dischi quali “Sad symphony” e “Witchunter tales”.Proprio rispetto ai capitoli precedenti il nuovo “Faithless soul” si presenta come un’opera più completa, maggiormente strutturata dal punto di vista tecnico e compositivo. Non ci sono mutamenti sostanziali nel suono, siamo sempre al cospetto di un doom metal dai tratti lirici e cadenzati, che riprende soprattutto da mostri sacri come Candlemass, Trouble e Solitude Aeternus. Ciò che aggiunge punti alla qualità complessiva è una ricerca melodica più accentuata e un certo variare registro, andando a pescare nell’ampio universo metal dal quale la band stessa proviene.
Se infatti brani come “Black light” e la bellissima “In my house of misery” sono pilastri doom caratterizzati da ritmiche corpose (valido e scorrevole è il lavoro di Omar Roncalli al basso e Attilio Coldani alla batteria) e melodie decadenti ma orecchiabili, l’iniziale “Templars of doom” vira sull’epic metal e “Forbidden gates” innesta sugli oscuri sentieri del doom una ricercatezza che chiama in causa la NWOBHM. Ancora meglio quando partono le note cupe di “In a gadda da vida”, cover degli storici Iron Butterfly, revisione compatta e azzeccata di un classico della psichedelia dark americana.
Nella parte finale del disco la voglia di osare viene un po’ meno ma non per questo il ritmo cala, anzi. “Hidden face” è il classico monolite doom targato Thunderstorm, “Final curtain” è travolgente come non mai, specie nei complessi intrecci delle chitarre, “Narrow is the road” l’epitaffio duro ed emozionate che chiude in bellezza un disco ricco sotto tutti i punti di vista.
I Thunderstorm si riconfermano gruppo di eccellente qualità. Finalmente anche nel campo del doom l’Italia ha un valido prodotto da esportazione. Let there be doom!

Alessandro Zoppo

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