TIRESIA RAPTUS – Tiresia Raptus

Meditazione e trascendenza, è questa l’essenza della ricerca che si cela dietro il progetto Tiresia Raptus. Idea nata da componenti di Doomraiser, Black Land, Foreshadowing e Der Noir, il collettivo mira alla sperimentazione sonora, concettuale ed esoterica. Carlo Gagliardi (basso), Nicola Rossi (voce, synth), Willer Donadoni (chitarre), Manuele Frau (chitarre), Luciano Lamanna (tastiere), Jonah Padella (batteria) e Marta Neri (voce) imbastiscono un trip che attraverso suoni e immagini «va a carpire la profondità delle dimensioni, per un’esperienza che proietta verso il Tutto». Rock per sviluppare i sensi sopiti, potremmo dire.È davvero soprendente quanto si ritrova in questo album d’esordio, pubblicato dalla sempre attenta BloodRock Records. Dopo la breve introduzione di “Whales”, “Memorie dal sottosuolo” (doveroso tributo a Fëdor Dostoevskij) affonda subito nella nera pece, nel buio di un’anima lacerata. Funziona alla perfezione il connubio di dark wave e occult psych rock, capace di scavare nella mente, portarne a galla le increspature nascoste. “Dal Limbo” si pone nella tradizione tricolore di (primi) Litfiba, Neon e Gaznevada, e in quella anglofona che da Joy Division e Suicide arrivò sino a Sisters of Mercy e alle derive di Psychic TV e Throbbing Gristle. Chitarre sottili e penetranti, drumming secco e marziale fino al fastidio fisico, vocals solenni ed evocative. “Viracocha” profuma chiaramente di dark sound d’antan, si assaporano le visioni erotico demoniache di Atomic Rooster e Agony Bag, mentre “Raptus” poggia su chitarre taglienti come lame e avvolgenti inserti di synth. “Guardiano della soglia” è la summa perfetta del sound griffato Tiresia Raptus: su un tappeto oscuro e ammaliante, si sviluppa una coda lisergica che emana un fascino sinistro. Come precipitare in una spirale e non vedere l’ora di sapere cosa c’è nel fondo. Punto di approdo ideale per il finale affidato a “Jesod”, misterioso ed inquietante ritorno alla purezza. Finalmente l’Albero della vita è pronto ad accoglierci.
I figli del sole sono giunti, aspettando la luce di una nuova alba. Dalla terra della quiete senza pace, arriva uno dei migliori dischi italiani del 2011.

Alessandro Zoppo