TOMBOSLEY – TomBosley

Un distributore di benzina abbandonato nel bel mezzo del deserto. È questa l’immagine che ci introduce all’ascolto del disco di debutto dei TomBosley, formazione avellinese attiva ormai da tanti anni nell’underground nostrano. E fa davvero piacere che sia proprio la Beard of Stars di Savona ad averli messi sotto contratto: gruppo emergente ma esperto ed agguerrita etichetta indipendente non possono che creare ottimi risultati. Non a caso i nove brani che compongono questo dischetto scorrono via che è un piacere: i TomBosley sono artefici di uno stoner rock classico, ricco di fuzz e sfumature garage psych, che rimanda soprattutto all’operato di Fu Manchu, Nebula e Dead Meadow.Per chi conosce la band, non sorprenderà la presenza di “vecchi classici” come la travolgente “Volcano’s Speach”, il fuzz debordante e pachidermico di “Arnold’s March”, le fitte trame dal sapore Kyuss di “Bloodsucker in Love”, la trascinante “Washbrain”. Angelo (voce, chitarra), Fonzo (chitarra), Bruno (batteria) e Vittorio (basso) ci mettono grinta e passione, creando pezzi “di genere”, efficaci al cento per cento. Li penalizza leggermente la produzione, che avrebbe potuto essere più corposa. Tuttavia è un dettaglio, perché le canzoni ci sono, e spingono forte. “Mind Game” ingabbia con i riff e la melodia contagiosa; “At the Garage” e “Mister Lightman” hanno un succoso retrogusto sixties che sa di Stooges; “Leopard’s Lodge” e “Waylife Train” sono dissonanti marce dall’incedere ipnotico e lisergico.
Richie e Howard Cunningham saranno sicuramente felici dei loro Heavy Psychedelic Days.

Alessandro Zoppo

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