TRIP HILL – Raining Metallic Mushroom

Fabrizio Cecchi è grande e Trip Hill è il suo profeta. Fiero e indipendente, Trip Hill è il grado zero della psichedelia. “Raining Metallic Mushroom” è la sua ultima creazione, edita dalla fantomatica Rinfresko Elettriko Records: otto tracce per poco più di 40 minuti di pura magia sonora. Per chi non lo sapesse, Fabrizio suona e produce tutto in casa, nello studio di Calenzano, alle porte di Firenze: dalla fine degli anni 90, i tempi di “Shoestring” (1998) e “Takes from Oblivion” (2000), fino ai più recenti “Space Trip Passport” (2005) e “Yesterday Sun of Tomorrow” (2006), il suo è un viaggio acido che ha portato a nuova vita la psichedelia, anticipando la “terza giovinezza” che il genere ha conosciuto negli ultimi anni. Il lavoro è filologico, appassionato e meritorio. Ma soprattutto è salvifico, perché in tempi come quelli odierni, una musica e uno spirito del genere rendono questo gramo pianeta un posto migliore.
Anima ruvida e garage, sensazioni psych luminose e sapori d’Oriente sono la ricetta di “Raining Metallic Mushroom”. L’opener “Bright Spring” è un’esplosione di vibrazioni kosmische che ammantano il nostro percorso di redenzione. L’andamento ondivago e fluttuante di “Watertight” – un mantra per teste calde cresciute a pane e (primi) Pink Floyd – fa il paio con la dilatazione totale di “Head’shop”, sorta di schianto tra Ravi Shankar e i Popol Vuh. “I Need Someone” gioca con un brillante gusto pop al quale è impossibile resistere (come alla chitarra super acida che la trascina), Barrettiane inizienioni acustiche pennellano la terra di nessuno occupata da “Tonight”, dalla title track e dalla gemma “Songrilla”. “Fokkerhammer” chiude il cerchio cavalcando un violino all’acido lisergico che stordisce e ammansisce.
Davvero ottimi questi funghi metallici cucinati da Trip Hill: “Raining Metallic Mushroom” è il trattato di chimica teorica e pratica che aspettavamo da tempo.

Alessandro Zoppo