TWINGIANT – Sin Nombre

Sto cercando di capire “Sin Nombre”, l’EP dei Twingiant. Non è una frase negativa, la mia. Cinque canzoni che tagliano in obliquo tutta la tradizione musicale heavy anglo-americana. La voce tipicamente death old school (alla Obituary, per intenderci, o meglio alla Obituary live dove tutto diventa più lento e cadenzato) strattona indietro nel tempo ogni singolo brano del disco. Nella biografia c’è scritto che la band si è formata nel 2010, ma non sono convinta. Il groove è troppo pieno, il suono è massiccio e non posso immaginare siano dei novellini.

Probabilmente – e io questo non lo so, da buon giudice imparziale – hanno suonato in altre formazioni prima. Sicuramente hanno già un curriculum live di tutto rispetto, essendo saliti sul palco accanto a St. Vitus, Church of Misery, Pallbearer, Danava e ancora qualche manciata di nomi – quelli essenziali. Si danno da fare i Twingiant di Phoenix (auto-prodotti/auto-finanziati) e riescono a tenere caldo l’ambiente con una serie di progetti in pentola.

Sto cercando di capire meglio “Sin Nombre”, dopo essere arrivata al nocciolo della questione: le influenze di questo magma pesante e lento, sono quelle principali del rock e del punk: dal punk, faccio (derivare con licenza poetica) anche il death metal – ovviamente. Potenza spalmata senza pietà: come uno strato di catrame caldo, che sporca e rallenta il traffico sonoro. I richiami ai Settanta sono evidenti, e ben assestati. Le tracce propongono più o meno consciamente un climax interno al lavoro.

Non voglio nominare altre band simili ai Twingiant. Sicuramente ce ne sono a bizzeffe, ma non ho bisogno di questo per comprendere un EP completo e massiccio come questo: sì, il termine esatto è “massiccio”. Mescolando le atmosfere martellanti proprie del metal americano con un gusto un po’ europeo nella scelta del suono, i Twingiant si guadagnano ancora una volta la promozione.

 

S.H. Palmer