UFOMAMMUT – Godlike snake

Una mano che ti afferra, ti stringe la gola e ti apre le porte dell’immenso, dell’infinito: è questo l’assurdo trip che si prova nell’ascoltare “Godlike snake”, fantastica opera prima (dopo 2 demo e la partecipazione al tributo ai Blue Cheer) degli UFOMAMMUT.
E’ un’esperienza unica, alienante, quasi paradossale. A molti (ascoltatori poco attenti o alla ricerca di tecnicismi formali) questo lavoro non piacerà; chi invece saprà immergersi totalmente in questo caleidoscopio sonoro ne rimarrà estasiato. Le coordinate musicali sono ovviamente i seminali Hawkwind, i “corrieri cosmici” dell’elettronica tedesca, i primi Monster Magnet (quelli di “Tab” per intenderci…) e gli stoned freaks Electric Wizard.

Ma i 4 elefanti spaziali di Tortona sanno rielaborare il tutto alla loro maniera: Alien espande la nostra mente con il suo superKorg synth, la sua chitarra urlante e le sue grida, Poia inietta nelle nostre vene scariche di demoniaca elettricità, Urlo ci ipnotizza con le sue linee di basso e le sue vocals lisergiche, infine Vita dà il colpo di grazie martellando i nostri poveri timpani a colpi di “space drums”.

Il dischetto si apre alla grande con “Ufo pt.1”,brano che mette subito a nudo le intenzioni del quartetto: atmosfere psichedeliche e cosmiche fanno da contraltare a chitarroni acidi e distorti, roba da togliere il fiato!

“Satan” ci introduce in un mondo demoniaco, dove riff ciccioni fluttuano nell’aria satura di elettricità accompagnati a vocals strazianti e intensi, mentre “Oscillator” pare darci il benvenuto nell’iperuranio: stupende le parti tastieristiche che preludono all’esplosione di una chitarra pachidermica!

In “Snake” si sente l’eco dei Monster Magnet (directly from “Super judge”!): 4 minuti di pura follia, contrassegnati da voci spaziali, sezione ritmica ossessiva, un guitar work unico e keyboards ai limiti dell’ascoltabile…fantastico!

“Zerosette” prosegue sulle stesse coordinate trapanandoci le orecchie con riff tanto cari a un certo Jus Oborn tanto che pare di ascoltare un out-take di “Come my fanatics…”! Ma è in “Smoke” (vera gemma dell’album) che si sublima la perfezione: un fuga in puro Hawkwind-style, dove Urlo si mette in evidenza con le sue trame che ti lasciano atterrito, ottimamente supportato dal drum work di Vita e dalle tastiere cosmiche di Alien. E’ un viaggio pazzesco, unico nel saper creare un cataclisma di questo genere!

“Nowhere” ci catapulta su Saturno, con delle vocals raggelanti e un basso e una chitarra pesissime, mentre “Superjunkhead” fa correre lungo galassie sconosciute in preda ad attacchi di panico!

Proprio quando sembra che questo “strazio” stia per concludersi, ci pensa “Hozomeen” a dare la mazzata finale: 20 minuti di puro space-stoner-doom (qui i ragazzi pagano dazio ai primi, stupendi Ozric Tentacles…) dai connotati indescrivibili: parti mesmeriche, allucinazioni psichedeliche, inserti lisergici, il tutto immesso in una cavalcata magico-onirica che trova pieno compimento nell’ossessionante battito cardiaco posto verso la fine del brano, come per dirti “ok, è tutto finito, ritorna alla normalità…” prima dell’esplosione finale (“Mammut”, coda del pezzo) che pone termine a questo magnifico trip.

Non c’è che dire, di band come gli Ufomammut ce ne sono poche in circolazione, non ci resta che aspettare il prossimo album per un nuovo viaggio alla ricerca dello spazio…welcome to the psychedelic spacedome of Ufomammut…

Alessandro Zoppo