UNEARTHLY TRANCE – V

Tra i gruppi più sottovalutati di sempre ci sono senza dubbio gli Unearthly Trance. Eppure Ryan Lipynsky, chitarrista, cantante nonché leader incontrastato e mente della band, ha sfoderato con i suoi compagni di avventura dischi di assoluto valore. Da “Season of Seance, Science of Silence” a “In the Red” fino a “The Trident” – vera punta di diamante della discografia – per arrivare infine a “Electrocution” di due anni fa, ci siamo trovati di fronte a tutto quello che la materia metal potesse offrire; dal doom all’hardcore più truce, dallo sludge al black/death fino a raggiungere i confini del drone più visionario.In “V” il gruppo continua nella propria opera di contaminazione e lo fa ancora una volta con grande maestria. A partire dalla minacciosa “Unveiled”, vero incubo post neurosisiano, passando per la deviata schizofrenia di “Tesla Effect”, attraverso “Solar Eyes”, dove pare di sentire i sunn O))) coadiuvati da una batteria, o ancora tramite la nenia post apocalittica “Adversaries Mask I”, probabilmente il picco dell’album. Ci sono momenti in cui Lipynsky cerca di cambiare le carte in tavola inserendo classici assoli di chitarra (“Submerged Metropolis”) ed altri che riportano il sound verso spaventosi scenari “ultraterreni” (la sincopata “The Levelling”); ma è con “The Horsemen Arrive in the Night” che sembra realmente di compiere l’ultimo passo prima della inesorabile discesa negli inferi.
Un disco che ritorna per certi versi ai fasti dei primi lavori, cattura nuovamente l’ascoltatore, lo chiude in un angolo e lo tramortisce. Stordimento quindi, ma anche sofferenza, cadenze mortifere, toni sepolcrali, cupe risonanze psichedeliche, questo è quanto ci propone il trio di Brooklyn. Il bellissimo artwork dimostra chiaramente la loro passione per l’occultismo ed anche i testi non ne sono esenti.
Se mai cercate qualcosa di nuovo in ambito sludge o comunque di diverso dai soliti clichè gli Unearthly Trance meritano una citazione di rilievo. Bentornati fra noi.

Cristiano Roversi