UNIMOTHER 27 – Grin

Un viaggio continuo ed universale quello di Unimother 27. Ritmo di un disco all’anno per il progetto di Piero Ranalli (City Sewer System, Insider, Areknames), dopo l’esordio omonimo del 2006 e Escape from the Ephemerald Mind del 2007. Grin prosegue e al tempo stesso innova quanto espresso nei lavori precedenti: un trip senza ritorno tra psichedelia, kraut rock, straniamenti progressivi e vibrazioni acide. Per esprimere le quali Piero giostra in totale libertà con basso, chitarre, batteria, synths, voce, percussioni, ocarina e aggeggi elettronici vari.

“Non è possibile attraversare lo stesso fiume due volte, perché continua a scorrere”, si legge sul retro del booklet. Un dipinto di Francis Bacon in copertina e un estratto da Meeting with Remarkable Men di Peter Brook – il viaggio spirituale e gli incontri con uomini straordinari di G.I. Gurdjieff – confermano la natura profonda e sentita di Unimother 27, un ponte tra il sonoro e l’assoluto, tra il ritmo e il senso intimo dell’essere.

La mini suite Long Deep River ne dimostra l’essenza: dodici minuti che si librano in volo grazie ad un immenso potere lisergico. Vengono in mente il primo Battiato, le frenesie libertarie degli Acid Mothers Temple, la fantasia senza vincoli di Ash Ra Tempel, Can e Popol Vuh. My Ritual Ashes ha un piglio rock possente eppure sempre dilatato, mentre Fragments of You gioca con l’ambient costruendo passaggi liquidi e sognanti, prima di un finale tanto astratto quanto paradossale. Looking for the Superior Octave è puro space rock come Hawkwind (prima) e Litmus (oggi) comandano, il finale è invece affidato a What I Have Never Been, trance ipnotica che fa pensare alla solarità afosa di Loop e Dead Meadow.

Precauzione fondamentale per poter assaporare Grin: non ascoltare più di una volta al giorno, il vostro cervello potrebbe rimanere danneggiato. Unimother 27 e Pineal Gland non si assumono nessuna responsabilità.

 

Alessandro Zoppo