UNION MADE – Union Made

Forse pochi lo sanno, ma dopo “The Outer Limits”, Snake non aveva affatto trascorso un lungo periodo uggioso e depressivo, e anzi era tornato a vivere a pieno ritmo l’underground della sua città, Montreal, lontano da tutti i riflettori, sempre estremamente perniciosi se accesi a lungo.
Il cantante trovava modo anche di formare vari gruppi, tra cui il meno estemporaneo sono stati gli ottimi Union Made, con cui ha pubblicato un singolo e un disco di sette brani omonimo, sulla piccola etichetta di estrazione punk Anti-Trust Records.

La foto del retrocopertina del cd sembra riportarci alla metà degli anni ’80, rievocando l’immagine della formazione di “Killing Technology” – alle cui spalle si stagliavano le indefinite periferie nordamericane coperte di murales – però l’ascolto svela che non siamo propriamente al cospetto delle sonorità industrial-noise di quel capolavoro.

Difatti emergono nettamente i cromosomi garage-psych della formazione allestita da Snake, ed è una prova veramente originale, da recuperare assolutamente.

“Save The World” è basata su una splendida melodia vocale ipnotica, riff alla Stooges e Radio Birdman più dark e cadenzati, e ovviamente psichedelia alla Voivod.

In “She’s Dead” il nostro sembra pervaso dallo spettro di Iggy e dei Primitives, ma sempre alla sua maniera, soprattutto quando deve vedersela con le chitarre acide di Daniel Berubè e Guillaume Ozoux.

“Caveman” è invece un monolitico (ma duttile) brano heavy, che può ricordare i Warrior Soul e i Core di “Revival”, comunque senza fughe cosmiche.

“Let’s Do It” è veramente bellissima, e unisce roventi fraseggi garage, solismi hard e l’epos psichedelico di “Angel Rat”.

Viene poi dato spazio al punk puro di “Smash Up” e al brano più voivodiano, la mesmerica “Getting Used To Darkness”: sui riff rock dalla sinfonia quasi atonale si adagia il timbro da perlustratrice dell’inconscio della voce, che diventa a volte leggermente aspra in prossimità delle dissonanze.

Chiude “Ave Maria”, una marsigliese elettrificata interpretata interamente in francese.

Roberto Mattei

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