USNEA – Usnea

Ogni tanto capita di ascoltare album che pur non essendo particolarmente originali hanno una carica e un pathos che lasciano tutto il resto in secondo piano e li rendono veri e propri gioiellini. Questo è quello che si può dire del debut album omonimo degli Usnea, americani di Portland. Un quartetto che stupisce per la chiarezza di idee e intenti pur essendo alla prima fatica discografica. L’opener “Chaoskampf” si apre su un abisso di infinita malinconia, un riff di chitarra gargantuesco e un growl abissale la fanno da padrone in un universo miasmatico. Universo che a metà del pezzo viene lacerato da una strepitosa cavalcata black metal con tanto di blast beat e chitarre ronzanti ed eteree. “Brazen Bull of Phalaris” è un monolite nero di oltre 17 minuti. L’atmosfera è opprimente fino al midollo. Riff magniloquente e alternanza tra growl micidiale e scream mefitico. Poi il tutto si quieta, e si fa largo una sezione ambientale ricca di atmosfere spettrali che attenua di poco, molto poco, la pesantezza del pezzo. Si chiude in punta di piedi, in sordina, con una leggera e malinconica melodia. “Monuments to Avarice” continua su questa falsariga, ma aprendo dei versanti più melodici e allo stesso tempo più maligni. “Empirical Evidence of a Deranged God” è il pugno nello stomaco, uno sludge melmoso e cattivissimo con delle linee vocali al limite dell’epicità. Un album veramente intenso, opprimente e malinconico questo degli Usnea, che regala diversi momenti incredibilmente preziosi e si propone come uno degli album più interessanti di questo 2013.

Giuseppe Aversano

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